Don Minutella: il prete ribelle. Storia di una rivolta contro le supreme gerarchie della Chiesa

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Don Minutella: prete ribelle o difensore della tradizionale dottrina della Chiesa?  è questa la domanda che si pongono i parrocchiani e non solo – vista la numerosa presenza di fedeli provenienti da altre realtà parrocchiali cittadine – della chiesa di San Giovanni Bosco in via Messina Marine, 259, che a partire dal 28/06/2017 hanno costituito una postazione fissa, a tempo indeterminato, in via Amedeo d’Aosta a fianco dell’ingresso della parrocchia suddetta. Essi vogliono capire, possibilmente dalla stessa voce del vescovo Corrado Lorefice, il motivo e soprattutto la “crudeltà” del decreto di rimozione dell’ex parroco don Alessandro Minutella. Ma andiamo con ordine. Il vescovo della diocesi palermitana aveva appreso, tramite i mezzi di comunicazione sociale, che il parroco di Romagnolo aveva espresso posizioni di forte dissenso e netto contrasto nei confronti della alta gerarchia cattolica e verso il Sommo Romano Pontefice e aveva fatto affermazioni che arrecavano turbamento alle coscienze dei fedeli e nuocevano alla comunione ecclesiale. Invitava pertanto, ai sensi del canone 1742 primo, in data 30/03/2017, don Minutella a rinunciare al suo ufficio entro15 giorni. Al rifiuto del parroco il vescovo Lorefice fa seguire una lettera con la quale chiede a don Minutella le ragioni della sua contrarietà a prendere in considerazione l’invito. Ritenuta poi insoddisfacente la risposta del parroco, il vescovo emana, in data 26/06/2017, il decreto di rimozione motivandolo con l’affermazione che don Minutella si è espresso contro papa Francesco e ha rifiutato la dottrina e il magistero proposto dal Sommo Pontefice. I fedeli legati a don Minutella apprendono con grande dolore la notizia. Essi pensano che eccessiva e anzi ingiusta sia la punizione inflitta dal vescovo Lorefice che non solo rimuove il parroco dal suo ufficio ma anche gli impedisce di celebrare in pubblico sacramenti e sacramentali, in particolare l’Eucaristia della cui difesa il sacerdote ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia nelle sue omelie, e infine gli vieta di parlare pubblicamente sia direttamente sia tramite qualsiasi mezzo di comunicazione sociale. E’ come se lo avessero condannato spiritualmente a morte – essi dicono – lamentando anche al vescovo di aver negato la possibilità al parroco di Romagnolo di accomiatarsi da loro durante la celebrazione di un’ultima Santa Messa. La Chiesa della Misericordia, così accogliente verso tutti, rifiuta quindi soltanto i figli che chiedono il rispetto della tradizionale Dottrina? Concludono così la loro richiesta affermando che vorrebbero soltanto essere ascoltati dal loro vescovo, verso il quale professano umilmente rispetto ed ossequio, affinchè questi possa spiegare loro che cosa abbia commesso di così grave l’amato don Minutella – per meritare una simile punizione – colpevole di avere predicato e chiesto il rispetto del tradizionale Magistero della Chiesa.

Giovanni LI Greci

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