Elezioni regionali, le Zone Economiche Speciali e la censura degli organi di stampa

0

Un articolo apparso il 15 agosto, su Repubblica Palermo, dal titolo “E se il problema della Sicilia fossero i siciliani e non l’autonomismo?”, a firma di Francesco Palazzo, pone a tutti noi una domanda di non poco conto in vista delle elezioni regionali del prossimo 5 novembre. La domanda è la seguente: “ma possibile che da tutto il resto della società siciliana nulla arrivi in termini di analisi, strategie, proposte, programmi e nomi?”.

Perché questa, è una domanda di non poco conto? Perché travalica l’ambito naturale in cui le risposte possono trovare cittadinanza e pone a tutti noi una riflessione, anch’essa, di non poco conto e di natura democratica: i mezzi di informazione hanno maturato la cultura di pubblicare proposte e programmi politici provenienti da quella parte di società siciliana organizzata e non allineata con lo scacchiere politico formato dai partiti politici storici?.

Il Movimento dei Siciliani Liberi, da ben due anni, propone un programma politico che, se dovesse trovare il favore dei siciliani il prossimo 5 novembre, potrebbe modificare, in tempi ragionevolmente brevi, le modalità politiche/gestionali del territorio regionale e aprire dinanzi a noi la possibilità di un futuro che guardi oltre la palude nella quale la società politica siciliana si è impantanata.

Punto centrale del programma politico del Movimento dei Siciliani Liberi è l’applicazione su tutto l’Arcipelago Siciliano del concetto di Zona Economica Speciale (ZES). Cos’è una ZES? La ZES è un’area geografica, più o meno vasta che può persino valicare i confini di una regione, nell’ambito della quale un’Autorità governativa offre incentivi a beneficio delle aziende che vi operano, attraverso strumenti e agevolazioni che agiscono in un regime derogatorio rispetto a quelli vigenti per le ordinarie politiche nazionali. Tali condizioni, essendo diverse dal resto del territorio nazionale, offrono un maggiore appeal agli investitori al punto che le ZES vengono definite anche “polo di crescita” di un territorio. Le ZES, infatti, sono degli acceleratori economici che oltre a polarizzare investimenti, creano poli industriali di notevole impatto con ricadute positive in più settori.

Le Zone Economiche Speciali, hanno come obiettivo fondamentale l’aumento della competitività delle imprese insediate, l’attrazione di investimenti diretti, soprattutto da parte di soggetti stranieri, l’incremento delle esportazioni, la creazione di nuovi posti di lavoro e il più generale rafforzamento del tessuto produttivo, attraverso stimoli alla crescita industriale e all’innovazione.

In Europa di ZES ne esistono circa una settantina, quattordici delle quali solo in Polonia. Proprio il caso della Polonia conferma la validità dell’applicazione della ZES su di un determinato territorio ed e’ oggetto di un recente studio della SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo Industriale nel Mezzogiorno). L’applicazione della ZES in Polonia, tra il 2005 e il 2015, ha prodotto in quei territori investimenti per 20 miliardi di euro con un incremento di quasi 213 mila posti di lavoro. Sono dati, questi, che non solo farebbero volare l’economia siciliana ma permetterebbero ai nostri figli di restare in Sicilia e di non cercare lavoro altrove. Non è un caso che nel Regional Competitiveness Index delle regioni meno sviluppate dell’Unione Europea, quelle polacche risultano essere più competitive rispetto a quelle italiane.

Sorgono spontanee almeno un paio di domande: perché è stato possibile applicare la ZES in quattordici distinte aree geografiche in Polonia e perché non là si dovrebbe applicare in Sicilia? Quali sono le condizioni affinché la ZES possa essere applicata in un’area geografica?

La norma di riferimento è rappresentata dall’articolo 107 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). La normativa europea, se da un lato impedisce la realizzazione delle ZES, dall’altro ne permette l’applicazione, in considerazione delle particolari condizioni sociali ed economiche di un determinato territorio, quali, ad esempio, le condizioni di insularità, una vasta percentuale di disoccupazione, un reddito interno al di sotto di quello della media europea; tutte condizioni presenti all’interno dell’Arcipelago Siciliano se consideriamo che il 70% dei giovani e anche meno giovani non ha alcun lavoro e la medesima percentuale di famiglie vive sotto la soglia di povertà.

La Sicilia, con tutte le sue Isole minori, ha urgente bisogno di uno shock economico che la faccia uscire dallo stato di gravissimo ritardo in cui versa, un tale cambiamento non potrà mai essere interpretato dai protagonisti dello scacchiere politico che hanno governato il territorio regionale negli ultimi quindici anni, avvezzi soltanto a perseguire politiche tendenti ad amministrare il proprio orticello, a riscuotere consensi personali e a star zitti anche quando il governo nazionale esclude la Sicilia dalla sperimentazione di due ZES in due vaste zone del Mezzogiorno d’Italia.

La prima comprenderebbe Napoli-Nola-Salerno e Gioia Tauro e una ZES unica per Bari, Manfredonia, Barletta e Monopoli, sperimentazione, tra l’altro, pubblicizzata da un tweet del premier Gentiloni, nel quale si evidenziavano “le condizioni più vantaggiose per investimenti e lavoro”; sperimentazione inserita all’interno del decreto per lo sviluppo del mezzogiorno che ha già trovato, qualche giorno fa, il parere favorevole della Camera dei Deputati.

Di fronte a tanta ignavia di quanti hanno portato sull’orlo di un baratro la Sicilia, unita a tanta chiassosa riottosità rivolta esclusivamente alla scelta del candidato presidente, mi chiedo come i Siciliani possano ancora dare loro fiducia e non riporla a chi, come il Movimento dei Siciliani Liberi, censurato dalla stampa, da ben due anni propone un programma politico di cambiamento radicale della governance della nostra società, cambiamento rivolto verso un efficiente sviluppo economico con la possibilità concreta, come avvenuto laddove le ZES sono state istituite, di creare decina se non centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Questo articolo sarà inviato a tutti gli organi di informazione e mi chiedo: È solo un problema di mancanza di proposte o di censura da parte degli organi di informazione? Lo scopriremo tra qualche giorno.

Michele D’Amico

Share.

Comments are closed.