Il cantiere nautico del futuro è in una scuola di Palermo

0

Combattere la dispersione scolastica, trasmettere competenze professionali, valorizzare l’inventiva e la creatività dei giovani palermitani, creare un modello che faccia da apripista per future esperienze anche in altri territori. Sono questi gli obiettivi, ambiziosi ma realizzabili, di NautiLab, un innovativo progetto sociale che ha preso il via a Palermo. Nei prossimi mesi gli spazi dell’Istituto Tecnico Settore Tecnologico Vittorio Emanuele III ospiteranno un vero e proprio cantiere nautico, dotato delle tecnologie più avanzate, dove gli studenti costruiranno un Mini 6.50 proto. A guidarli, l’eterogeneo team che ha promosso il progetto: l’Associazione L’Erbavoglio, l’Istituto Vittorio Emanuele III e Yam Srl, con il patrocinio del Comune di Palermo.
I protagonisti saranno 12 ragazzi neodiplomati, tra cui alcuni giovani che vivono condizioni di disagio sociale ed economico e alcuni ex-alunni dell’ITI Vittorio Emanuele III. Guidati da tutor esperti, i ragazzi si metteranno alla prova in cantiere per costruire il Mini 6.50, che rimarrà a disposizione dell’Istituto per le attività formative curriculari. Una barca veloce, competitiva e pronta a navigare. Le selezioni sono aperte: c’è tempo fino al 3 giugno per candidarsi al bando, disponibile al link https://www.nautilabproject.org/bando.

I partecipanti, che avranno diritto a un rimborso spese forfettario e al materiale didattico gratuito, potranno così maturare passo dopo passo nuove competenze professionali, spendibili sul mercato del lavoro. Nella fase 2 del progetto gli educatori animeranno altre attività laboratoriali che coinvolgeranno almeno 150 studenti dell’Istituto tecnico, con una forte rappresentanza femminile.

E non è finita qui. Con una logica “a cascata”, circa quattrocento studenti delle scuole medie visiteranno il cantiere, all’interno di un ampio percorso educativo incentrato sullo sviluppo sostenibile e sulla storia della città. Una trentina di questi ragazzi potranno provare l’imbarcazione, assistiti dagli ex-studenti dell’Iti, che faranno da Cicerone illustrando le attività svolte.

La barca: perché un Mini 6.50

Chi ha dimestichezza con nautica e vela sa che il Mini 6.50 è una sfida, tanto in cantiere quanto in acqua. La barca, lunga solo 6 metri e mezzo e utilizzata per regate in solitario, le più importanti delle quali in oceano, è da sempre ritenuta il “parco giochi” dei progettisti che vogliono osare con nuove idee, soluzioni costruttive, materiali. Il regolamento, infatti, prevede caratteristiche minime e lascia molto spazio alla sperimentazione. Inoltre, le dimensioni ridotte consentono di testare intuizioni e innovazioni anche senza ricorrere a budget enormi. Così, spesso accade che soluzioni pionieristiche vengano testate sui Mini e poi, in caso di successo, applicate su scala maggiore su barche di grandissimo prestigio (e budget stratosferici), come i “fratelli maggiori” IMOCA 60. Tantissimi grandi navigatori oceanici arrivano proprio dai Mini 6.50, che con il loro circuito di regate permettono ai velisti di affrontare formazione, esperienze e problemi che serviranno poi su barche di maggiori dimensioni. Una vera e propria palestra, dunque, per tutti: chi progetta, chi costruisce e chi naviga.

Francesco Belvisi, responsabile della progettazione e dell’area tecnica, commenta così: «Avremmo potuto costruire una barca come centinaia di altre, utilizzando un progetto che esiste già e tecnologie attuali. Sarebbe stato più semplice, più veloce, meno costoso. E, secondo noi, meno interessante e meno utile per tutti coloro che sono coinvolti. Invece abbiamo scelto di puntare sul nuovo, di anticipare i tempi invece di inseguirli. Abbiamo scelto un progetto ambizioso, che ci richiederà il triplo dell’impegno. Questo perché ci piacciono le sfide: abbiamo deciso che NautiLab non sarà un laboratorio didattico come tanti altri, ma un cantiere di altissimo livello tecnologico, con una buona dose di sperimentazione. Ma non bisogna confonderlo con un esercizio stilistico o un esperimento da laboratorio: da qui uscirà una barca innovativa e competitiva, destinata a navigare, attraversare l’Oceano e puntare a vincere le regate”.

Gli obiettivi

Il progetto NautiLab nasce da una profonda consapevolezza delle caratteristiche e delle dinamiche del contesto sociale siciliano, con il suo bagaglio di problematiche da affrontare e di opportunità da valorizzare. Costruire un cantiere nautico di eccellenza in una scuola superiore significa contrastare in modo efficace la dispersione scolastica, trasmettendo ai giovani preziose competenze professionali. L’approccio educativo non è quello delle classiche lezioni frontali, ma quello dello scambio di informazioni alla pari, che coniuga aspetti formativi formali e non formali. I giovani lavorano fianco a fianco per un obiettivo comune, imparano a usare macchinari e tecnologie avanzate, partecipano a un contesto stimolante che valorizza la loro creatività e la loro inventiva.

“Il progetto nasce con una profonda attenzione a Palermo e alla Sicilia, ma non intende certo fermarsi qui. Trattandosi di un modello scalabile e replicabile, altre realtà scolastiche di tutt’Italia (e non solo) possono prenderlo ad esempio, adattandolo al loro contesto. In questi mesi dunque saremo impegnati non solo a portare avanti il progetto ma anche a raccontarlo, comunicarlo e a trovare partner con cui fare rete e avviare sinergie virtuose”, spiega Marco Vella, coordinatore delle attività.

I Partner

NautiLab è un vero e proprio lavoro di squadra in cui i partner mettono in campo le proprie competenze, diverse e complementari, al servizio di un obiettivo comune.

Capofila e coordinatore dei lavori è l’associazione di promozione sociale L’ErbaVoglio, ente no profit nato nel 2008 per promuovere percorsi inclusivi di educazione alla cittadinanza tramite metodi dell’educazione non formale. L’ErbaVoglio ha gestito un Centro di Educazione Ambientale presso l’I.C. Giovanni Falcone di Palermo e coinvolto in attività educative oltre 5.000 persone tra studenti e docenti. Il cantiere sarà ospitato dall’Istituto Tecnico Settore Tecnologico Vittorio Emanuele III, una delle scuole di eccellenza a livello nazionale per la sua attenzione costante alle nuove tecnologie e alle sinergie con l’università e il mondo del lavoro. L’Istituto infatti ha aperto il primo incubatore d’impresa in una scuola media superiore. Inoltre ospita il progetto FabLab@School (sostenuto da Fondazione con il Sud), uno spazio di condivisione di idee e progettazione partecipata per i ragazzi, dotato di macchinari innovativi come le stampanti 3D.

Il progetto della barca è fornito da Yam S.r.l., nata come start-up nel 2008 all’interno del Consorzio ARCA, l’incubatore di imprese dell’università di Palermo. Yam pianifica, progetta e sviluppa imbarcazioni innovative, che si distinguono le loro qualità estetiche, formali e funzionali; e per NautiLab seguirà in prima persona gli aspetti tecnici, i fornitori e i laboratori.

A patrocinare i lavori, garantendo l’indispensabile supporto istituzionale, è il Comune di Palermo, impegnato da anni nella lotta alla dispersione scolastica, nella promozione della cultura della legalità e dell’identità culturale della città.

Il progetto è finanziato nell’ambito del Piano Azione Coesione “Giovani no profit” dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale.

Share.

Comments are closed.