Oltre la destra e la sinistra, un nuovo concept politico che parla ai siciliani

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In questi ultimi anni è stato detto ripetutamente, sino a farlo diventare un luogo comune, che la distinzione fra destra e sinistra, che per circa due secoli è servita a dividere l’universo politico in due parti opposte, ha ormai fatto il suo tempo.

Questa tesi potrebbe essere riconducibile ad una crisi profonda delle ideologie e quindi all’inutilità della contrapposizione, ma, ridurre tutto a pura espressione di pensiero ideologico sarebbe una indebita semplificazione perché le due espressioni dovrebbero indicare contrapposti programmi, rispetto ai molti problemi la cui soluzione appartiene all’azione politica, non solo di idee, ma anche di valutazioni sulla direzione da dare alla società.

Ma, ai giorni nostri diventa sempre più inadeguata la separazione troppo netta tra due sole parti contrapposte, sempre più insufficiente la visione assiale della politica. La contrapposizione destra e sinistra rappresenta, infatti, un tipico modo di pensare per diadi che oggi con il quadro politico esistente non c’è più. Oggi siamo in una realtà triadica, dove si affianca uno spazio “altro” che non è di destra né di sinistra. E’ il caso del movimento 5 stelle che governa tante realtà locali ed è considerato abbastanza forte da avere il consenso per governare.

In un universo politico sempre più complesso, tipico delle società odierne, dove le parti in gioco sono molte, le visioni politiche, quindi, possono e devono essere riconducibili alla sola bontà dei programmi che rappresentano. E su questo chiedere il consenso.

Ma, per le elezioni regionali del prossimo 5 novembre in Sicilia, stiamo vedendo sempre meno programmi e sempre più una personificazione della politica, gruppi di potere che stanno insieme per solo interesse di bottega, e slogan che servono più ad imbrigliare un elettorato poco attento ma assolutamente decisivo per il risultato finale.

Ci chiediamo: oltre l’odierna realtà triadica, che conosciamo bene, esiste un nuovo concept politico, con un programma proprio e di spessore, in grado di occupare spazi elettorali e parlare direttamente ai siciliani? e soprattutto riusciamo ad identificarlo se i soliti partiti dei cinici si ricompattano per “tornare alla normalità“, anche senza un vero programma, mortificando e  precludendo ogni forma di vero cambiamento? alla base e all’origine del dubbio sta una dichiarazione del prof. Massimo Costa pubblicata su alcune testate locali alcuni giorni fa. Il prof. Costa docente di Economia all’Università di Palermo e fondatore del movimento ‘Siciliani liberi’ che sostiene l’avvocato Roberto La Rosa come candidato alla presidenza della Regione siciliana afferma “come prevedevamo l’unico programma esistente, il nostro, diventa il testo base per tutti”. E se facciamo una ricerca accurata su dichiarazioni fatte e pubblicate, il prof. Costa ha proprio ragione perché molti punti programmatici del movimento “Siciliani liberi” sono stati letteralmente “rubati” da altri esponenti che fanno capo ad altre forze in campo, dalla ZES (Zona Economica Speciale) alla moneta complementare sino ad arrivare al reddito di sostegno ed altro ancora.

Continuiamo a chiederci: se il programma di un movimento come “Siciliani Liberi” che vuole una consonanza con la propria terra, i costumi, le tradizioni locali e vuole affermare la propria identità storica, culturale, politica è oggetto di plagio, sta per avere inizio una nuova prospettiva politica che può parlare direttamente ai siciliani e che può realmente fare i loro interessi? e se sta nascendo questa nuova consapevolezza chi può realmente attuarla, chi ha nel proprio DNA politico tali istanze o chi fa invece uno spudorato plagio solo per incassare qualche voto in più?

Giuseppe Gargano

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