60 anni di C’era un ragazzo che come me… Due tappe siciliane per Gianni Morandi

C’è un ragazzo che nonostante abbia superato gli 80 anni di età continua a girare l’Italia e a riscuotere successo con le sue canzoni, entrate ormai stabilmente nell’immaginario collettivo. Fra queste, una delle più significative è C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, brano del 1966 scritto da Franco Migliacci e musicato da Mauro Lusini. Già da alcuni anni il giovane Gianni Morandi, classe 1944, aveva cominciato la sua carriera musicale ottenendo notevole successo con brani come Andavo a cento all’ora e Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte (1962), La Fisarmonica (1964) e In ginocchio da te, pezzo con cui nel ‘64 vinse il Cantagiro. Ma il 1966 fu per lui l’anno della definitiva consacrazione dato che ottenne la vittoria a Canzonissima con Non son degno di te, trionfò nuovamente al Cantagiro con Notte di ferragosto e presentò al Festival delle Rose, kermesse organizzata dalla casa discografica RCA, il brano su menzionato di Lusini e Migliacci che prendeva posizione contro la guerra in Vietnam.

Da alcuni anni, infatti, l’Indocina era dilaniata dal violento conflitto fra il Vietnam del Nord, gravitante nell’orbita sovietica, e il Vietnam del Sud, supportato dagli Stati Uniti d’America. Eravamo nel pieno della Guerra fredda, Lindon Johnson era il presidente a stelle e strisce e nel 1965 dalle università americane era partita un’onda di protesta contro l’orrore bellicista. Il movimento contro la guerra in Vietnam si diffonderà presto in Europa e, legatosi ad altre battaglie da una prospettiva antisistema, raggiungerà il suo apice fra il 1968 e il 1969. Il cantautore emiliano volle farsi portavoce del messaggio antimilitarista nonostante la perplessità di quanti non vedevano di buon occhio un Morandi “impegnato”. La canzone fu fortemente osteggiata a livello politico, al punto che non fu promossa in televisione a causa delle posizioni apertamente critiche che esprimeva verso il militarismo americano e, indirettamente, verso i governi dei Paesi occidentali alleati degli Usa. In particolare, il governo italiano di “centrosinistra” guidato da Aldo Moro tenne un atteggiamento “prudente” per evitare il rischio di fratture con Washington.

Nonostante l’ostracismo e le censure della Rai, comunque, il pezzo non tardò a raggiungere un grande successo e a entrare nel pantheon della musica pop italiana, diventando uno dei più importanti inni pacifisti e resistendo graniticamente allo scorrere del tempo. La canzone, della durata di poco più di tre minuti, ha uno dei suoi punti di forza nella semplicità e nell’efficacia del messaggio che intende trasmettere. È la storia di un ragazzo come tanti altri, figlio della beat generation, cioè di quella generazione di giovani anticonformisti che negli anni ’50 e ‘60 del Novecento amavano viaggiare senza una meta fissa cantando il libero amore e la libertà. Una generazione che aveva i suoi riferimenti musicali nei complessi beat che allora si imponevano nel panorama internazionale, in particolare i Beatles e i Rolling Stones. Quell’ideale di vita fu improvvisamente infranto dallo scoppio della guerra in Vietnam e dalla conseguente chiamata alle armi: i capelli lunghi dovettero lasciare il posto al cranio rasato, la chitarra al mitra, il cui tetro suono viene riprodotto onomatopeicamente nel corso del brano col lugubre “ta ta ta ta”. Nell’inferno vietnamita il giovane vede morire i suoi commilitoni finché anche lui non cadrà vittima di una guerra assurda, con l’amara consolazione, richiamata sarcasticamente nel finale del testo, “di due medaglie o tre”. Anche sul piano musicale il brano si presenta semplice e caratterizzato da una linearità sul piano melodico e armonico tipica della canzone pop italiana di quella fase storica. 

Gianni Morandi restò sulla cresta dell’onda anche negli anni a seguire grazie a pezzi come Scende la pioggia (1968) e Ma chi se ne importa (1969), con i quali vinse altre due edizioni di Canzonissima, Occhi di ragazza (1970) e Sei forte papà (1975), sigla del programma RAI di intrattenimento Rete tre che condusse assieme a Ombretta Colli. E il successo lo accompagnò anche negli anni ’80, basti pensare a Canzoni stonate (1981), Grazie perché (1983), Uno su mille (1985), Si può dare di più (brano con cui vinse il Festival di Sanremo del 1987 assieme a Ruggeri e Tozzi), Vita (1988, in coppia con Lucio Dalla), Bella signora (1989). Gli anni passano, i decenni volano via, ma l’eterno ragazzo emiliano sembra non accusare minimamente i colpi del tempo: nel 1992 lancia Banane e lamponi, tre anni dopo torna a Sanremo ottenendo il secondo posto con In amore, in duetto con Barbara Cola. Tornerà alla kermesse sanremese altre due volte come cantante in gara (nel 2000 con Innamorato, brano scritto da Eros Ramazzotti che si piazza al terzo posto, e nel 2022 con Apri tutte le porte) e per tre volte come conduttore (nel 2011, 2012 e 2023).

Intanto, la vocazione alla solidarietà e la passione per il calcio lo portarono a fondare, nel 1981, la nazionale italiana cantanti della quale sarà presidente, oltre che calciatore, per diversi anni. Infatti, dopo la musica, ambito nel quale ha avuto un enorme successo vendendo nel mondo oltre cinquanta milioni di dischi, il calcio è stato la sua grande passione: nel 1988 assieme ad altri tre cantautori bolognesi (Luca Carboni, Lucio Dalla e Andrea Mingardi) pubblicò l’inno ufficiale della sua squadra del cuore, il Bologna, di cui fu anche presidente onorario fra il 2010 e il 2014. Se a tutto questo aggiungiamo che Morandi ha all’attivo oltre trenta partecipazioni come attore a film per il cinema o per la televisione e che ha condotto negli anni parecchi programmi televisivi abbiamo un quadro completo della complessità dell’artista.

Il C’era un ragazzo Estate 2026, tour estivo di Gianni Morandi che sta facendo il giro dell’Italia, intende festeggiare i 60 anni del celebre brano antimilitarista del 1966 e, allo stesso tempo, riproporre i classici del repertorio di un cantautore che coi suoi pezzi ha attraversato e appassionato diverse generazioni. La scaletta dei brani proposti prevede anche Monghidoro, ultimo singolo del cantautore emiliano, pubblicato il 3 aprile 2026. Si tratta di un pezzo scritto da Jovanotti per ripercorrere il lungo percorso artistico di Morandi, il cui titolo rimanda al paese dell’appennino emiliano in provincia di Bologna in cui nacque il cantante. Due le tappe della tournée previste in Sicilia: giovedì 17 settembre al Teatro di Verdura di Palermo e sabato 19 settembre alla Villa Bellini di Catania, con orario di inizio previsto in entrambe le occasioni per le 21:00. Per quanto riguarda lo spettacolo palermitano, disponibili gli ultimi biglietti, soprattutto poltronissime diamond e poltrone platinum, quasi esauriti i posti in gradinata numerata.

Mauro Buccheri