La partita di ieri, 20 maggio, contro il Catanzaro, valevole per accedere alla finale dei playoff, ha dimostrato come per i tifosi del Palermo il calcio non sia solo un gioco, ma un sentimento, un’ideologia, una filosofia di vita.

Gli ultras hanno ricordato empiricamente che ciò che conta veramente non sono il risultato o una categoria da scalare, ma i valori che si vogliono trasmettere: pathos, rispetto, appartenenza, condivisione delle asperità, mutuo soccorso, sacrificio, dedizione.
Negli ultimi giorni, ultras e squadra hanno vissuto fianco a fianco, uniti dal dolore immenso, dal vuoto incolmabile per la prematura scomparsa di Alessia, simbolo di resistenza, di lotta, di amore per i colori rosa nero.
Con questo stato d’animo i giocatori del Palermo hanno affrontato la partita di andata a Catanzaro e hanno registrato una sonora sconfitta. Tuttavia i suoi ultras non hanno mai smesso di incitare, di palesare il proprio affetto, la propria fiducia verso la squadra.
Il supporto è stato totale, i tifosi hanno fatto sentire la propria voce fin sotto l’albergo del ritiro, scortando poi il pullman della squadra fino ai cancelli del Barbera in un tripudio di clacson e cori. E dentro lo stadio, per più di 100 minuti infiniti, il pubblico ha spinto la squadra con il cuore in gola.
Sugli spalti la Curva Nord ha realizzato una coreografia in ricordo di Alessia e del piccolo Joshua. Uno spettacolo emotivo imponente che ha mostrato, per l’ennesima volta, come la mentalità ultras, a Palermo, sia sinonimo di solidarietà e rispetto per la vita umana.
In un comunicato diramato attraverso i social il gruppo de LA12 ha dichiarato:
“Vincere non è arrivare primi...Vincere è non arrendersi e restare umani lungo il cammino.
Quest'anno l'abbiamo provato sulla nostra pelle che Vincere non significa superare qualcuno ma avere la forza di continuare anche quando tutto va storto.
Alessia ha lottato con tutte le sue forze e per questo, per noi… lei ha vinto!
È rimasta umana continuando a fare cori per ricordare il suo amico Joshua volato in cielo prima di lei, mentre lei stessa attraversava l'inferno.
Ha vinto perché il suo esempio di godersi appieno ogni singolo momento disponibile ha insegnato a tutti che bisogna vivere dando tutto sé stessi oggi, senza rimandare a domani.
Noi siamo orgogliosi della nostra squadra, perché sono rimasti umani, assistere ad un funerale così straziante 2 giorni prima di una semifinale non è il massimo, ti devasta lo spirito.
A Catanzaro non c'erano proprio con la testa!
Siamo orgogliosi perché hanno combattuto fino alla fine, hanno dato tutto, cercando di ribaltare quella partita storta.
Oggi non abbiamo rimpianti perché hanno affrontato una battaglia onorando la maglia che portavano addosso, ci riproveremo il prossimo anno, per noi non c’è problema, anzi ringraziamo il cielo che a differenza di chi lotta per la sua vita noi abbiamo il privilegio di lottare, di combattere e soffrire per una cosa che in fin dei conti è una cosa bella…la nostra maledetta passione.”
Purtroppo nelle ultime ore, sulla stampa e sui social sta cavalcando quasi esclusivamente la notizia di alcune, certamente sgradevoli e inaccettabili, tensioni avvenute in tribuna durante la pausa della partita. Il moltiplicarsi di tali notizie, ancora da approfondire, gettano un’ombra ingiusta sulla serata, velando la straordinaria bellezza, la compostezza e la passionalità della tifoseria palermitana che ieri ha, invece, dato una lezione di civiltà, etica e amore incondizionato a tutta Italia.
Vincenzo Tumminello
Articolo pubblicato su https://quattrocanti.it/al-di-l-del-risultato-palermo-non-accede-alla-finale-ma-mostra-il-suo-cuore-pulsante