Il rientro tra i banchi di scuola si trasforma ancora una volta in una stangata finanziaria per le famiglie italiane. Secondo i dati dell'Osservatorio Eures-Adoc, l'acquisto dei libri di testo e del materiale didattico ha raggiunto una dimensione economica colossale: la spesa complessiva sfiora il miliardo di euro, con 800 milioni destinati ai volumi nuovi e 200 milioni all'usato, a cui si sommano ulteriori 200 milioni di euro per dizionari, cancelleria e dotazioni tecniche.
L'impatto economico varia sensibilmente in base al percorso formativo e all'anno di corso, colpendo con particolare durezza il momento dell'iscrizione. Per la scuola secondaria di primo grado la spesa media annua per i libri è di 217 euro, in crescita dello 0,9% sul 2025, ma schizza a 323 euro per le sole classi prime. Per la scuola secondaria di secondo grado il costo medio annuo sale a 342 euro, con un incremento del 3,3%, toccando un picco di 393 euro al primo anno.
A fare la differenza è soprattutto l'indirizzo scolastico prescelto. Nel corso dei cinque anni, il percorso dei licei richiede l'investimento economico più impegnativo, creando una netta disparità tra gli studenti: per il liceo classico una famiglia spende in media 1.959 euro per i libri, pari a un +42% rispetto agli istituti tecnici, mentre per il liceo scientifico la spesa ammonta a 1.797 euro, superando del 30% la base di confronto dell'istituto tecnico, che si attesta su una spesa totale di 1.381 euro.
Il vero nodo irrisolto risiede, forse, nel modello industriale dell'editoria scolastica. Risulta evidente un intervento normativo e culturale che spinga le case editrici ad abbassare i prezzi e ridurre la pratica delle riedizioni continue. Troppo spesso i testi scolastici vengono aggiornati con modifiche marginali, dall'inversione di alcuni capitoli al cambio di impaginazione, al solo scopo di rendere inutilizzabile il mercato dell'usato e disinnescare la solidarietà tra studenti.
Occorre virare con decisione verso l'adozione di modelli di fruizione flessibili dei testi, come gli abbonamenti scolastici digitali a basso costo o piattaforme di licenze aperte. Garantire il diritto allo studio significa anche liberare le famiglie da un balzello annuale ingiustificato, rendendo l'istruzione un bene davvero accessibile e non un lusso a prezzo di mercato.
In questo labirinto di cifre e bilanci familiari messi a dura prova, si potrebbe, infine, aggiungere una vena poetica: non possiamo dimenticare l'insegnamento che troviamo nel Fedro di Platone quando Socrate sostiene che il miglior libro per gli alunni sia il proprio docente. Nessuna pagina stampata, per quanto aggiornata, potrà mai sostituire la passione dell'insegnante e quell'incontro umano capace di accendere interesse e pensiero critico molto più di qualunque testo scolastico comprato a caro prezzo.
Vincenzo Tumminello