Legge elettorale, ricorsi in tutta Italia: 99 avvocati contestano sei aspetti della riforma

La nuova legge elettorale si prepara ad affrontare il vaglio della magistratura. 

Il prossimo 26 ottobre, in coincidenza con la sua entrata in vigore, prenderà il via un’iniziativa su scala nazionale che coinvolgerà 99 avvocati, impegnati nella presentazione di ricorsi presso tutte le Corti d’Appello italiane. 

L'azione è promossa dalla Rete per un voto libero e uguale, coordinata dal costituzionalista Roberto Zaccaria, con l’obiettivo di sottoporre alla Corte costituzionale alcuni aspetti della riforma ritenuti incompatibili con i principi della Carta fondamentale.

L’iniziativa, illustrata nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio, si concentra su sei questioni giuridiche individuate dai promotori. 

Al centro delle contestazioni figura innanzitutto il meccanismo di attribuzione del premio di maggioranza, la cui entità solleverebbe interrogativi sulla proporzionalità della rappresentanza parlamentare. 

Ulteriori criticità riguarderebbero l’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio e le disposizioni in materia di equilibrio tra uomini e donne nell’accesso alle cariche elettive.

Un altro elemento controverso interessa la possibilità per gli elettori di comprendere preventivamente le conseguenze della propria scelta sulla composizione del Parlamento e sull’effettiva individuazione dei rappresentanti eletti. 

Sul piano costituzionale viene inoltre contestata l’assegnazione di un premio di maggioranza calcolato a livello nazionale per il Senato, la cui elezione avviene invece su base regionale. Completa il quadro delle obiezioni la disciplina relativa alla raccolta delle sottoscrizioni, considerata eccessivamente onerosa per le formazioni politiche prive di rappresentanza parlamentare.

Si punta a ottenere una pronuncia sulla legittimità costituzionale della riforma prima del prossimo rinnovo delle Camere. 

Il calendario ipotizzato dai legali prevede una prima fase processuale che potrebbe condurre, già intorno alla metà di gennaio, alla valutazione delle questioni da sottoporre alla Consulta. Qualora i giudici decidessero di sollevare il giudizio di costituzionalità, si aprirebbe la possibilità di una decisione nel corso della primavera del 2027, con tempi potenzialmente compatibili con una pronuncia prima dell’estate.

La mobilitazione ha raccolto finora circa 500 adesioni, coinvolgendo personalità provenienti dal mondo accademico, giuridico, politico, giornalistico e culturale. 

Tra i sottoscrittori figurano Romano Prodi, Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Massimo D’Alema, Fausto Bertinotti, Anna Finocchiaro, Rino Formica, Barbara Pollastrini, Stefano Passigli e Pasquale Tridico. 

All’iniziativa hanno aderito anche Lucia Annunziata, Giovanni Bachelet, Massimo Cacciari, Luciano Canfora, Gianrico Carofiglio, Nando Dalla Chiesa, Maurizio De Giovanni, Gad Lerner e Tomaso Montanari, insieme a Stefano Bonaga, Lella Costa, Tiziana Ferrario, Monica Guerritore, Marisa Laurito e Carla Signoris.

Sul versante parlamentare, il percorso promosso dalla Rete ha registrato la partecipazione di esponenti di diverse forze di opposizione. Alla presentazione hanno preso parte Maria Elena Boschi per Italia Viva, Simona Bonafè per il Partito Democratico, Alfonso Colucci per il Movimento 5 Stelle, Filiberto Zaratti per Alleanza Verdi Sinistra e Riccardo Magi per +Europa. La loro presenza si inserisce nel quadro delle contestazioni politiche già avanzate durante l’esame della riforma nelle Camere.

A rendere particolarmente delicata la tempistica dell’iniziativa è l’eventualità di uno scioglimento anticipato del Parlamento. Tra gli scenari circolati nel dibattito politico figura infatti quello di elezioni già alla fine di maggio 2027. Un’eventuale accelerazione del calendario elettorale potrebbe restringere sensibilmente il margine temporale a disposizione della Corte costituzionale, senza garantire che il giudizio possa concludersi prima dell’apertura delle urne.

La presentazione delle impugnazioni non comporterà, di per sé, la sospensione della legge, che rimarrà applicabile salvo successivi interventi degli organi competenti.