All'inizio del XX secolo, nella campagna della Normandia, una donna sposata e la sua domestica cercano di sfuggire alla morsa del patriarcato borghese.
Normandia, 1908. Victoire ha sposato un uomo che non ama e ha accantonato il proprio talento per il flauto, relegandolo ai concertini in salotto per gli amici. André, suo marito, è un notaio di successo ma un incapace nella vita privata, anche perché da sempre sua madre Mathilde lo considera, e lo tratta, come “uno zerbino”. Mathilde è allettata dopo un ictus e si esprime solo scrivendo su una lavagnetta, ma tormenta la servitù con continue richieste, e suo figlio con continue critiche. Poiché la moglie rifiuta di avere rapporti sessuali e di dormire con lui, André si rifà sulla domestica più giovane, Celeste, una ragazza semplice cresciuta con un padre padrone e otto fratelli che esigevano da lei favori sessuali: dunque la ragazza subisce senza fiatare le violenze del notaio, di cui rimane incinta. André, che si era creduto sterile, vede in questa gravidanza un’occasione per ritrovare l’intimità con la moglie: cresceranno insieme il figlio di Celeste. Victoire è d’accordo (anzi, l’idea era sua fin da subito), ma non sa a quale spostamento di equilibri domestici andrà incontro.
Nel silenzio delle stanze è basato su un romanzo francese del 2015, “Amours” di Léonor de Récondo, e diretto da Jérôme Bonnell. Ciò che sorprende in Nel silenzio delle stanze è la capacità di rimanere fedeli al periodo storico e all’ambientazione, e allo stesso tempo riservare sorprese nelle reazioni dei personaggi in scena. Il film è pieno di piccole sorprese, che spostano la narrazione più in là di dove ci si aspetterebbe di trovarla, anche se il finale tradisce la capacità di rimanere realistici che ha caratterizzato tutto il percorso precedente. Bonnell filma i suoi personaggi da molto vicino, esplorando ogni loro minima espressione e concentrandosi sulla chimica (o la sua assenza) fra i corpi di persone il cui desiderio è sempre compresso dalle imposizioni sociali.
