Palermo, il recupero degli alloggi e la necessità dell’edilizia popolare

L'Unità Operativa Abitare Sociale del Comune di Palermo ha recentemente riacquisito tre immobili comunali liberati bonariamente da occupanti abusivi, assegnandoli ad altrettanti nuclei familiari con minori in cima alla graduatoria dell'emergenza abitativa. L'operazione  rappresenta un importante segnale di legalità e trasparenza ma è chiaro che il recupero di tre appartamenti, per quanto doveroso, non basta: occorre tornare a pianificare e costruire edilizia residenziale pubblica.

L'Italia, e in particolare il Mezzogiorno, ha un disperato bisogno di far ripartire la macchina dell'edilizia popolare con la stessa visione strategica ed economica che caratterizzò gli anni del dopoguerra. 

Oggi il caro-affitti nei grandi centri urbani, la precarietà lavorativa e l'impoverimento del ceto medio hanno trasformato l'accesso alla casa in una vera emergenza sociale. 

Il punto cruciale, inoltre, risiede nel modo in cui si costruirà in futuro (se si costruirà), evitando di commettere gli stessi tragici errori del passato, quando le amministrazioni pubbliche hanno scaricato il bisogno abitativo nelle estreme periferie. 

Palermo offre in questo senso alcune delle testimonianze urbanistiche e sociali più dolorose del nostro Paese. Lo ZEN, nato tra gli anni '60 e '70, è stato privato sin da subito delle infrastrutture di base, venendo concepito come una vera e propria città-satellite isolata dal resto della città. Privo per decenni di trasporti veloci, scuole adeguate, presidi sanitari e opportunità lavorative, il quartiere si è trasformato in un'enclave di emarginazione, finendo spesso sotto il controllo sociale della criminalità organizzata.

Analogamente, realtà come Borgo Nuovo e il CEP, nati per dare risposta al fabbisogno del dopoguerra e agli sfollati, sono stati edificati come quartieri dormitori e isole recise dal centro economico e culturale della città. Tagliati fuori dalla continuità urbana e circondati da barriere infrastrutturali o geografiche, hanno finito per concentrare la marginalità socio-economica in spazi circoscritti, dimostrando che segregare la povertà nei margini della città crea inevitabilmente dinamiche di ghetto.

Vincenzo Tumminello