Dopo oltre due anni di dure trattative e con un contratto collettivo nazionale bloccato dal 2021, si è consumata la rottura definitiva del confronto tra le organizzazioni sindacali e Federvivo (la federazione aderente all'AGIS - Associazione Generale Italiana dello Spettacolo - che raggruppa e rappresenta le imprese e gli enti dello spettacolo dal vivo in Italia).
Il fallimento di tali trattative, che avrebbero dovuto garantire risposte e tutele a migliaia di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo dal vivo, ha costretto i sindacati di categoria (Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil) a proclamare uno sciopero generale del personale dei teatri e degli scritturati.
Il cuore della protesta in Sicilia si è manifestato, ieri 23 ottobre, al Teatro Biondo Stabile di Palermo, dove le maestranze, i dipendenti tecnici e amministrativi e il personale scritturato hanno incrociato le braccia per dar vita a un sit-in di protesta proprio davanti alle porte dello storico teatro.
Le ragioni dello sciopero risiedono in proposte economiche dei datori di lavoro ritenute del tutto insufficienti a fronteggiare l'inflazione accumulata e incapaci di recuperare il potere d'acquisto perso in nove anni di mancato rinnovo contrattuale.
Per i dipendenti dei teatri, a fronte di una paga media mensile attuale di circa 1.433 euro, l'aumento proposto del 18% diluito in tre anni e privo di arretrati equivale a un mero aumento reale lordo di appena 28 euro all'anno. Ancora più critica appare la situazione degli artisti e dei tecnici scritturati, tra cui attori, ballerini, musicisti e macchinisti, per i quali il minimo giornaliero si attesta oggi a soli 58,69 euro lordi; l'aumento del 20% spalmato su tre anni avanzato dalle controparti si tradurrebbe in un irrisorio adeguamento di circa 1,30 euro lordi all'anno.
Oltre agli aspetti salariali, la protesta del Teatro Biondo denuncia il netto rifiuto datoriale di modernizzare il settore attraverso l'unificazione dei contratti, la definizione di una classificazione unica del personale e la semplificazione delle voci retributive, confermando così una chiusura verso la creazione di un sistema più equo e trasparente.
La mobilitazione di Palermo si inserisce in un percorso nazionale destinato a culminare nella grande manifestazione del 9 novembre a Roma, promossa per pretendere che alle parole sul valore della cultura seguano finalmente investimenti reali e fatti concreti a tutela delle persone che la producono ogni giorno.
Come ci ha insegnato Friedrich Nietzsche, “l'arte ci è data per non morire della realtà” e una società che sceglie di mortificare chi produce arte finisce inevitabilmente per condannare se stessa al degrado morale e a un'esistenza priva di ogni dignità e valore.
Vincenzo Tumminello