Scuola, stretta sul volto coperto e limite agli studenti stranieri nelle classi

Il Consiglio dei ministri ha approvato giovedì 24 settembre il nuovo decreto legge dedicato alla scuola. 

Il provvedimento interviene, tra l’altro, sulla composizione delle classi, sull’utilizzo di indumenti o altri strumenti che impediscono il riconoscimento del volto negli istituti e sui percorsi di apprendimento della lingua italiana destinati ai genitori di studenti con particolari difficoltà linguistiche.

Uno dei punti centrali riguarda l’introduzione di un limite del 30% nelle classi prime per determinate categorie di alunni e studenti con cittadinanza non italiana. La misura non dovrebbe quindi applicarsi indistintamente a tutti gli studenti stranieri: i criteri tengono conto anche del percorso scolastico svolto in Italia e, secondo quanto evidenziato dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, sono finalizzati soprattutto a evitare un’eccessiva concentrazione di ragazzi con una conoscenza insufficiente della lingua italiana.

Quando le domande di iscrizione non consentiranno di rispettare la soglia prevista, saranno gli Uffici scolastici territoriali, insieme ai dirigenti degli istituti interessati, a individuare soluzioni per distribuire gli studenti tra le scuole vicine. Nel farlo dovranno essere considerati il diritto allo studio, la vicinanza dell’istituto al domicilio e particolari esigenze familiari, comprese quelle legate all'assistenza di figli con disabilità.

Il decreto introduce il divieto di prendere parte alle attività scolastiche con il volto coperto in modo tale da impedirne il riconoscimento. La disposizione riguarda sia le attività curriculari ed extracurriculari sia gli incontri nell’ambito dei rapporti tra scuola e famiglia.

Sono previste eccezioni esclusivamente in presenza di specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza. La norma interessa quindi anche l'utilizzo di indumenti come burqa e niqab negli ambienti scolastici.

Per la violazione è prevista una sanzione amministrativa compresa tra 200 e mille euro. Se il comportamento viene tenuto da un minorenne, la sanzione può essere applicata anche a chi esercita la responsabilità genitoriale. L’accertamento spetta al dirigente scolastico, mentre il Prefetto è indicato come autorità competente per l’irrogazione della sanzione.

Un altro capitolo riguarda l’apprendimento dell’italiano da parte delle famiglie non italiane. Quando uno studente presenta gravi difficoltà di inserimento scolastico accompagnate da deficit linguistici, la scuola dovrà segnalare la situazione ai servizi sociali. 

Potrà quindi essere disposto per i genitori un percorso gratuito di apprendimento della lingua italiana.

Il mancato svolgimento del percorso da parte dei genitori che rifiutino di parteciparvi comporterà, secondo quanto annunciato dal ministro, una sanzione amministrativa da 200 a mille euro. L’obiettivo indicato dal governo è rafforzare il coinvolgimento delle famiglie nel percorso scolastico e favorire l’integrazione linguistica degli studenti.

Il decreto, dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri, dovrà seguire l’iter previsto per la conversione in legge.

Giuseppe Gargano