Un’isola, molte voci

L’isola Millenaria di Giovanna Corrao, edito da Spazio Cultura Edizioni, conduce il lettore nella Sicilia del XII secolo, durante il regno di Guglielmo II. Tra Palermo e Monreale, mentre prende forma uno dei monumenti più straordinari del Mediterraneo, si intrecciano le vicende della corte, della comunità monastica e di uomini e donne comuni. Il romanzo nasce dall’incontro fra queste vite e un tempo storico che continua a parlarci attraverso le sue città, le sue opere d’arte, le sue contraddizioni.
La Sicilia normanna offre a Giovanna Corrao molto più di un’ambientazione suggestiva. È una terra nella quale popoli, lingue, religioni e saperi diversi abitano uno spazio condiviso. Nel libro la convivenza prende corpo nei mestieri, nei rapporti familiari, nelle strade percorse ogni giorno, nelle maestranze che lavorano fianco a fianco. È una scelta narrativa felice, perché restituisce all’integrazione la sua dimensione più vera: quella di un’esperienza quotidiana, fatta di vicinanza e scambio, ma attraversata anche da diffidenze, gerarchie e conflitti.
A questa complessità appartengono i personaggi. Ciascuno porta con sé una storia, un’origine, una fedeltà; ciascuno incontra, prima o poi, il limite imposto dal proprio ruolo o dalle attese degli altri. Giovanna Corrao è attenta soprattutto al punto in cui i grandi disegni del potere incidono sulle esistenze individuali. Le decisioni che entrano nei documenti e nelle cronache hanno una vita ulteriore, spesso taciuta, nei sentimenti di chi è chiamato ad accettarle. Il romanzo storico può raggiungere proprio questa zona: immaginare, senza pretendere di sostituirsi alla storia, ciò che le fonti non hanno avuto ragione di raccontare.
Anche la costruzione di Monreale assume così un significato più ampio. La cattedrale è il segno visibile di una volontà regale, di una fede e di una straordinaria stagione artistica; è, insieme, il risultato del lavoro di molti. Soffermarsi sulle mani che costruiscono, sulle competenze che si incontrano, significa guardare l’opera da una prospettiva diversa. La bellezza che attraversa i secoli nasce da gesti compiuti nel tempo breve di una vita. Questa tensione fra ciò che rimane e ciò che passa dà al libro una parte della sua forza.
La scrittura di Giovanna Corrao accompagna il lettore dentro quell’epoca attraverso una lingua ricca di immagini sensoriali. La luce sulle pietre, il profumo degli agrumi e del pane, il movimento delle stoffe e delle danze compongono una scena che si offre anzitutto ai sensi. Nei dialoghi, più serrati, affiorano invece le distanze tra i personaggi, il desiderio di avvicinarsi e la difficoltà di dirsi fino in fondo. Il registro tende spesso all’intensità emotiva: sentimenti e paesaggio si richiamano, secondo una scelta espressiva che dà al racconto il respiro dell’affresco. È una lingua che vuole far vedere e sentire il passato, prima ancora di spiegarlo.
Forse è questo il valore più profondo di L’isola Millenaria: invitarci a guardare la storia senza considerarla conclusa. Chi attraversa oggi Palermo o alza gli occhi verso i mosaici di Monreale incontra l’eredità di un tempo in cui culture differenti hanno dato forma, insieme, a qualcosa che nessuna di esse avrebbe potuto creare da sola. Il romanzo ci ricorda che quella bellezza appartiene anche alle vite di cui non conosciamo il nome, e che raccontarle è un modo per continuare ad ascoltarle.
L’isola Millenaria. Palermo e Monreale: amore, arte e potere sarà presentato il 10 ottobre al Cinema De Seta, presso i Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo.

Di Marilena La Rosa