In questi giorni, tra i vicoli e le bancarelle dello storico mercato del Capo, il vortice del tempo e la turistificazione selvaggia sembrano fermarsi per fare spazio alla tradizione. Dal 16 al 28 settembre, il cuore del centro storico palermitano torna ad animarsi con “A Miccè 2026”, la secolare festività in onore di Maria Santissima della Mercede promossa dall’omonima Confraternita, fondata nel 1590. Un appuntamento che va ben oltre la semplice ricorrenza religiosa, trasformandosi in una festa capace di fondere sacralità, spettacolo e cultura popolare.
L’inizio dei festeggiamenti è stato segnato, come ogni anno, dalle note della banda musicale che, attraversando il quartiere, hanno fatto da preludio all' “Affacciata” del simulacro della Vergine sulla soglia della chiesa.
La festa prevede molteplici momenti che coinvolgono ogni fascia d'età: il raduno bandistico, la serata “Sapori e musica”, la rappresentazione teatrale “Auspice Maria – Dalle catene alla gloria”, i ritmi dei tamburinai, la Fanfara dei Bersaglieri, il concerto del Coro di Voci Bianche del Conservatorio “Alessandro Scarlatti”, il tour del “Capo in Treno”, gli spettacoli di cabaret in piazza.
I bambini sono, inoltre, custodi di una delle tradizioni più genuine del quartiere: nei giorni della ricorrenza, i piccoli del rione allestiscono e portano in giro per i vicoli i loro altarini itineranti, piccoli tronetti votivi addobbati con fiori e immagini della Madonna, chiedendo un'offerta devozionale ai passanti.
A fare da cornice alle celebrazioni è l'allestimento delle imponenti luminarie artistiche, che accendono il reticolo del rione e si allungano lungo via Papireto. Proprio qui, a ridosso delle sedi storiche dell'Accademia di Belle Arti, le arcate luminose incastrano l'architettura monumentale in un dialogo tra luce, devozione e rigenerazione urbana.
Il momento culminante coincide con la solennità della domenica (l’alborata del 27 settembre). L'uscita del corteo anticipa l'emozionante “Scinnuta” della statua della Vergine lungo la scalinata della chiesa tra il rullare dei tamburi. Subito dopo si rinnova il rito più atteso e suggestivo: “A vulata i l'ancili” (la volata degli angeli), durante il quale due bambini vestiti da angioletti, sospesi su cavi sopra la statua della Madonna, si incontrano per recitare preghiere e lanciare una pioggia di petali di fiori.
La processione attraversa poi l'intero rione, effettuando le stazioni simboliche presso i Carabinieri e i Vigili del Fuoco. Infine, la chiusura delle celebrazioni sposta lo sguardo dalla terra verso il mare: la comunità accompagna il simulacro verso il Foro Italico per lo sfolgorante spettacolo pirotecnico finale, prima del rientro a notte fonda nel cuore del Capo.
Vincenzo Tumminello