A Palermo il Museo Salinas riapre completamente dopo 17 anni: esposto per la prima volta un carro di Pompei

Si conclude il lungo intervento di recupero del museo archeologico palermitano. Tornano accessibili tutti gli spazi espositivi, con reperti finora custoditi nei depositi, nuovi allestimenti e percorsi inclusivi.

Il Museo archeologico regionale Antonino Salinas di Palermo ritrova la sua piena dimensione espositiva. Dopo diciassette anni di interventi, anche gli ultimi ambienti rimasti chiusi vengono restituiti al pubblico, completando un progetto di riqualificazione che ha interessato uno dei più importanti patrimoni archeologici della Sicilia. La riapertura del primo e del secondo piano segna la conclusione di un percorso iniziato quasi due decenni fa e proseguito con la restituzione ai visitatori del piano terra, avvenuta dieci anni addietro.

Tra le principali novità spicca un eccezionale reperto proveniente dagli scavi di Pompei: un carro cerimoniale di epoca romana, ricostruito attraverso lo studio di elementi metallici conservati per lungo tempo nei magazzini del museo e mai presentati al pubblico.

Fondato nel 1814, il Salinas rappresenta la più antica realtà museale pubblica dell'Isola. Dal 1866 occupa gli ambienti dell'ex convento dei Padri Filippini, nel cuore di Palermo, a pochi passi da piazza Olivella. 

Con il completamento degli interventi, l'intero complesso torna a mettere a disposizione circa cinquemila metri quadrati dedicati alla conservazione e alla valorizzazione delle testimonianze del passato.

Il nuovo itinerario è il risultato di un articolato lavoro scientifico al quale hanno contribuito archeologhe del museo, ricercatori dell'Università di Palermo, esperti del Consiglio nazionale delle ricerche e funzionari delle Soprintendenze siciliane. La fase conclusiva del progetto è stata seguita, negli ultimi due anni, dal direttore Parello.

Il primo piano custodisce alcune delle raccolte che hanno contribuito alla fama del Salinas. Un posto di rilievo è riservato ai reperti giunti in Sicilia attraverso le donazioni della famiglia reale borbonica: sculture, recipienti, manufatti bronzei e oggetti della vita quotidiana recuperati nei siti vesuviani di Pompei e Torre del Greco. Accanto alle opere più monumentali trovano spazio testimonianze particolarmente rare, tra cui alimenti carbonizzati, cereali e resti di tessuti sopravvissuti al trascorrere dei secoli.

La visita prosegue attraverso la civiltà etrusca, rappresentata dalla prestigiosa Collezione Casuccini, acquisita nel 1866 per volontà dello Stato italiano anche grazie all'interessamento del ministro palermitano Michele Amari. Sarcofagi, figure scolpite e sfingi documentano la ricchezza artistica e funeraria di quella cultura.

Non mancano le testimonianze dell'antico Egitto e gli oggetti provenienti dalle raccolte private di nobili e comunità religiose, successivamente confluite nel patrimonio pubblico. Particolare attenzione è dedicata ai preziosi ornamenti realizzati dalle civiltà fenicia, punica, greca, romana e bizantina. 

Di notevole interesse anche il patrimonio numismatico, con monete che consentono di ripercorrere l'evoluzione economica e politica della Sicilia fino al XIX secolo.

Il secondo piano accompagna invece i visitatori alla scoperta della Sicilia occidentale, attraverso materiali emersi durante le campagne archeologiche del Novecento, molti dei quali rimasti finora lontani dagli spazi espositivi.

Il racconto prende avvio dalle più antiche tracce della presenza umana nell'Isola, con una riproduzione delle incisioni rupestri dell'Addaura, risalenti a circa sedicimila anni fa. Il percorso attraversa successivamente gli insediamenti delle popolazioni indigene e i centri della presenza fenicio-punica, con particolare riferimento a Marsala e Solunto.

Una sezione specifica ricostruisce le trasformazioni della Palermo medievale attraverso manufatti ceramici di età arabo-normanna. L'esposizione si estende poi alle testimonianze della tarda antichità e del Medioevo, fino alla suggestiva Sala dei Mosaici, illuminata naturalmente da un'ampia copertura trasparente che lascia intravedere il cielo della città.

A catturare maggiormente l'attenzione è tuttavia il carro cerimoniale del I secolo d.C., proveniente dalla Casa di Sallustio a Pompei.

La sua identificazione è legata a una scoperta archeologica relativamente recente: il ritrovamento, nel 2021, di un veicolo analogo nella villa di Civita Giuliana, nei pressi dell'antica città vesuviana.

Quel rinvenimento ha fornito alle studiose del Salinas gli elementi necessari per attribuire una funzione comune a diversi frammenti di bronzo e ferro conservati separatamente. Attraverso una nuova interpretazione dei reperti è stato così possibile ricostruire un oggetto di straordinario valore storico, che trova oggi una collocazione nell'esposizione permanente.

Il rinnovamento del museo non riguarda soltanto le collezioni. Il progetto ha introdotto soluzioni tecnologiche e strumenti pensati per rendere la visita accessibile a un pubblico sempre più ampio. Percorsi multisensoriali, supporti per persone con disabilità visive e uditive, segnaletica facilitata e contenuti digitali consultabili attraverso applicazioni e codici QR arricchiscono l'esperienza.

A questi si aggiungono uno spazio immersivo dedicato alle decorazioni pittoriche di Solunto, un'aula destinata alle attività educative e nuovi servizi per l'accoglienza, tra cui caffetteria, libreria museale e audioguide. L'accessibilità è garantita anche ai visitatori con difficoltà motorie, che possono raggiungere tutti i livelli dell'edificio.

Con la riapertura integrale, il Salinas chiude dunque una lunga stagione di lavori e restituisce a Palermo un luogo fondamentale per la conoscenza delle sue origini. Non soltanto un museo completamente rinnovato, ma un patrimonio che torna finalmente a essere raccontato nella sua interezza, attraverso reperti conosciuti e testimonianze rimaste invisibili per generazioni.

Foto: SALINAS Il Carro da Pompei (ph. GSTUDIO ADV)