Dopo la presentazione alla stampa avvenuta mercoledì 30 settembre nella sala conferenze Rai di via Alessandro Severo, a Roma, domenica 11 ottobre è andato in onda su Rai Uno in prima visione il film per la tv Sul cammino di San Francesco – La vita di Biagio Conte, prodotto da Anele in collaborazione con Rai Fiction col contributo del Ministero della Cultura e il sostegno della Regione Siciliana, della Sicilia Film Commission e del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. Un lungometraggio che ha Palermo come protagonista assoluta visto che palermitani sono la regista Costanza Quatriglio, classe 1973, la produttrice Gloria Giorgianni, l’attore protagonista Alessio Vassallo, e soprattutto il personaggio centrale di questa storia meravigliosa, il missionario laico Biagio Conte, venuto a mancare nel gennaio del 2023 a 59 anni a causa di una grave malattia con cui combatteva da tempo.
Il film diretto dalla Quatriglio, e sceneggiato da Stefano Rulli, è ambientato quasi interamente a Palermo e si avvale di attori siciliani di consolidata esperienza che contribuiscono a impreziosire un’opera che riesce a emozionare profondamente lo spettatore. Fra questi il già citato Vassallo, che ha acquisito notevole notorietà soprattutto grazie all’interpretazione di Mimì Augello ne Il Giovane Montalbano, fortunatissima serie tv in due stagioni prodotta fra il 2012 e il 2015. Il giovane attore siciliano, classe 1983, ancora una volta esprime una performance intensa e convincente, riuscendo con la sua interpretazione a restituire la profonda umanità che animava la personalità straordinaria di Biagio Conte. Altrettanto efficaci risultano Donatella Finocchiaro, che veste i panni di Rosa, una donna povera che assieme al figlio Totò trova riparo e protezione nella Missione Speranza e Carità, e Antonio Catania, che interpreta il padre di Biagio, inizialmente contrario alla scelta di vita del figlio ma che alla fine ne comprenderà il senso profondo. Una nota di merito va a tutti gli attori, da Alessandra Fazzino (nel ruolo della madre di Biagio) a Gaetano Aronica (il cardinale Pappalardo) ed Enrico Roccaforte (Padre Pino), fino a Toti e Totino (Salvatore Mancuso e Salvatore La Mantia), del famoso duo comico palermitano, che riescono a cimentarsi con successo anche nel genere drammatico.
Già alcuni anni fa il cinema aveva rivolto la propria attenzione al missionario laico palermitano: nel 2014, infatti, uscì sul grande schermo il film Biagio, del regista siciliano Pasquale Scimeca, che partendo da un’intervista al “San Francesco palermitano” ne raccontava la scelta radicale di rinunciare agli agi e alle comodità della vita borghese all’interno di una famiglia benestante, quando aveva appena ventisei anni, per andare alla ricerca del senso profondo del proprio esistere. Un viaggio, fisico e morale, che trova un approdo nell’insegnamento di San Francesco, e infatti proprio ad Assisi Biagio Conte trova la pace interiore e decide di dedicare la propria vita agli emarginati. Da lì, momento decisivo con cui Scimeca conclude il suo lungometraggio, il ritorno di Biagio Conte nella sua Palermo e la vita a fianco dei senza tetto e degli indigenti che la Quatriglio racconta nel film oggetto di questo articolo. Un’opera che ha il merito principale, fra gli altri, di portare all’attenzione del pubblico la figura unica di Biagio Conte e il suo percorso esistenziale interamente votato alle persone più deboli, un’attenzione che ad oggi non è stata certamente proporzionale allo spessore della persona di cui parliamo. Partendo dai portici della Stazione centrale di Palermo, dove prova a dare conforto e aiuto ai “barboni”, il missionario porterà avanti una battaglia culturale e di sensibilizzazione delle istituzioni, ponendo anche a rischio la sua incolumità con le pratiche di digiuno pubblico, fino a mettere in piedi la Missione Speranza e Carità, nei locali dell’ex disinfettatoio di via Archirafi, che sopravvive tutt’oggi alla morte del suo fondatore prestando assistenza e aiuto a migliaia di persone. Un percorso nel quale Conte ha trovato il supporto della Chiesa, in primo luogo del sacerdote Don Pino Vitrano, finché lo stesso Papa Francesco, come si vede in una delle immagini che accompagnano la sigla finale del film, non visitò la Missione di Biagio Conte assieme all’arcivescovo Lorefice.
Il biopic della Quatriglio riesce a fare centro, commuove lo spettatore e induce a profonda riflessione, promuovendo nel contempo una denuncia sociale nei confronti di una società che pare proprio avere smarrito il senso dell’umanità e non si cura minimamente degli ultimi, spesso percepiti come scarti della società, disturbatori del decoro e della quiete pubblica. La Quatriglio riesce a centrare l’obiettivo rifuggendo dall’agiografia e facendo emergere con chiarezza la profonda umanità di Biagio Conte, con la sua forza straordinaria e trascinante ma allo stesso tempo con le sue debolezze. E finalmente Palermo non è più sotto i riflettori per tragiche e torbide vicende di mafia, corruzione, degrado e criminalità ma splende – anche dal punto di vista della regia – illuminata dal carisma e dalla profondità interiore di uno dei suoi figli più nobili. Un figlio che le ha indicato una strada completamente diversa dimostrando che un altro percorso è effettivamente possibile. Conclusione di cui lui stesso in primis prenderà coscienza quando, dopo una lunga battaglia che lo aveva stremato, riuscirà a salvare dai debiti e dalla chiusura la struttura che faticosamente aveva costruito esclamando: “mi ero sbagliato, non è vero che questa città è senza Dio!”. Per chi avesse perso il film domenica sera ricordiamo che adesso è visibile sulla piattaforma Raiplay.
Mauro Buccheri