“Adesso basta!” Gli autotrasportatori siciliani hanno trasformato il malcontento e la disapprovazione verso le politiche economiche del Governo in uno stop totale destinato ad estendersi almeno fino al venti ottobre. Motori spenti: extremis malis, extrema remedia.
Il blocco supera contemporaneamente lo Stretto di Messina contagiando Puglia e Calabria e minacciando, così, di soffocare per giorni la catena distributiva nazionale.
A spingere il comparto all'estremo gesto è l'impatto devastante dei prezzi dell'energia e delle tariffe marittime, tanto che il Comitato trasporto siciliano stima ormai a novecento euro la spesa per un singolo rifornimento e chiede al Governo misure d'urgenza su accise, agevolazioni fiscali per il gasolio e calmieramento dei traghetti.
I trasportatori esigono un vertice immediato, ventilando l'ipotesi di prolungare l'astensione dal lavoro ben oltre il termine fissato, mentre Federconsumatori Sicilia lancia l'allarme sul pericolo imminente di scaffali vuoti e distributori a secco di carburanti.
Il blocco dei tir incrocia la protesta del comparto agricolo a Gela, dove decine di autocarri, ieri notte, si sono piazzati sulla rotonda d'accesso alla città proclamando l'insostenibilità di un listino del gasolio schizzato sopra i due euro e sedici centesimi al litro (con un balzo di trentacinque centesimi da febbraio).
Due categorie, camionisti e agricoltori, che svolgono lavori già di per sé gravosi, usuranti e ad altissimo rischio, costrette nel caso degli autotrasportatori a guidare giorno e notte lungo un'arteria autostradale siciliana fatiscente.
Nonostante gli inevitabili disagi, la popolazione siciliana solidarizza con la causa dei manifestanti, mentre il malcontento sociale si estende a macchia d'olio arrivando a contagiare il mondo della scuola e delle università.
Questa mobilitazione diffusa dimostra quanto sia urgente e necessaria la lotta in una società in cui i prezzi dei beni di prima necessità schizzano alle stelle e i servizi essenziali vengono progressivamente smantellati usando il solito, comodo alibi di addossare sempre la colpa al governo precedente quando, a conti fatti e al di là dei continui giochi di ruolo tra maggioranza e opposizione, al potere siedono ormai da decenni sempre i medesimi volti della politica. Bruciare le tessere elettorali com'è successo ad inizio ottobre a Davoli sulla statale 106 non è solo una forma estrema e grave di protesta contro la crisi, ma il simbolo chiaro di una definitiva rottura con le istituzioni, un gesto drastico che testimonia come i cittadini percepiscono la classe politica totalmente sorda e distante dai problemi della vita reale.
Vincenzo Tumminello