La stazione Politeama tra ritardi, mobilità e la sfida delle periferie

Sembrano entrati nella fase finale i lavori per la nuova stazione di Palermo Politeama, snodo strategico dell'anello Ferroviario gestito in sinergia tra Trenitalia e Regione Siciliana.

L'opera, attesa da trent'anni e attualmente in fase di collaudo, si avvia all'attivazione portando con sé polemiche per i ritardi e, soprattutto, interrogativi sul futuro della mobilità cittadina.

In una metropoli costantemente condizionata dal traffico e dai livelli di inquinamento, il potenziamento del trasporto pubblico su ferro non è una semplice scelta urbanistica, ma una vera e propria emergenza ecologica e sociale.

L'entrata in funzione di fermate centrali come Politeama dimostra quantitativamente la necessità di offrire un'alternativa concreta all'uso dei mezzi privati, liberando la città da un'asfissiante paralisi viaria.

La partita per la vivibilità di Palermo si gioca soprattutto sul riequilibrio dei collegamenti: se il centro storico guadagna nuove fermate e soluzioni di interscambio, resta ancora moltissimo da fare per spezzare l'isolamento dei quartieri periferici. Un sistema di trasporti davvero funzionale non può limitarsi a servire il salotto buono della città, ma deve ricucire le marcate distanze tra le aree marginali e il cuore di Palermo, garantendo a tutti i cittadini lo stesso diritto alla mobilità. Basti infatti pensare ai tanti quartieri e alle zone periferiche che risentono maggiormente di scarsi e inefficienti collegamenti di trasporto pubblico: ZEN (San Filippo Neri), Cruillas e San Giovanni Apostolo (CEP), Borgo Nuovo, Baida e Boccadifalco, Pallavicino, Tommaso Natale, Partanna Mondello, Vergine Maria, Arenella Ciaculli, Croceverde Giardina, Brancaccio alta,Pagliarelli.

Vincenzo Tumminello