Palermo perde 20 milioni per la rigenerazione urbana: saltano Villa Turrisi, foce dell’Oreto e Tonnara Bordonaro

Tre interventi attesi da anni, quasi 20 milioni di euro di finanziamenti e altrettanti progetti che, almeno per il momento, restano senza copertura economica. Palermo paga il mancato rispetto delle scadenze fissate dal governo nazionale e perde le risorse destinate al parco di Villa Turrisi, alla riqualificazione della foce del fiume Oreto e al recupero dell’antico approdo della borgata marinara di Vergine Maria.

La revoca dei fondi è contenuta nel decreto del 24 luglio firmato dai ministeri dell’Interno e dell’Economia e delle Finanze. Il provvedimento cancella finanziamenti per 113 milioni di euro in tutta Italia a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi previsti entro il 30 giugno. Alla Sicilia viene sottratta una quota particolarmente pesante: circa 44 milioni, quasi il 40 per cento del totale nazionale.

Le somme riguardavano interventi sostenuti attraverso differenti linee di finanziamento, comprese quelle legate al Pnrr e a risorse statali. Percorsi diversi che hanno però avuto lo stesso epilogo: la perdita dei contributi per il mancato rispetto dei termini stabiliti.

Per Villa Turrisi erano stati destinati 5,2 milioni di euro. Il progetto dovrebbe trasformare una vasta area verde nella zona di via Leonardo da Vinci in un vero parco urbano, ma l'intervento è rimasto per anni tra le incompiute cittadine, attraversando più amministrazioni senza arrivare alla fase decisiva.

Altri 2,7 milioni erano stati assegnati al recupero dell’antico approdo della Tonnara Bordonaro, nella borgata di Vergine Maria, intervento destinato alla valorizzazione del fronte a mare e della sua identità storica.

La perdita più consistente riguarda però la foce dell’Oreto: circa 12 milioni di euro. Una vicenda che assume contorni paradossali perché appena pochi giorni fa l’assessorato regionale al Territorio e all’Ambiente aveva dato parere favorevole al progetto di riqualificazione presentato dal Comune, definendo di fatto la cornice ambientale necessaria per procedere con un intervento ritenuto di particolare importanza per Palermo. Il via libera resta, ma le risorse che avrebbero dovuto consentire la realizzazione dell’opera non ci sono più.

Il definanziamento colpisce anche numerosi altri Comuni siciliani. Agrigento perde 10 milioni destinati al quartiere Santa Croce; Monreale circa 5 milioni per interventi sul palazzo comunale, sul quartiere Pozzillo e sull’arredo urbano di via Miceli. Rosolini e Pachino, nel siracusano, rinunciano complessivamente a circa 4 milioni. 

A Ribera vengono meno 3,5 milioni destinati alla trasformazione dell’ex mattatoio comunale in spazio culturale. Restano senza copertura anche un progetto da 350 mila euro a San Giovanni la Punta e un intervento da circa un milione a Pozzallo per una passerella ciclopedonale.

Per le amministrazioni coinvolte si apre adesso la ricerca di nuove fonti di finanziamento, senza però alcuna certezza sui tempi e sulla possibilità di recuperare integralmente le somme perdute.

A Palermo il conto è particolarmente amaro. Tre opere annunciate, progettate e attese da tempo tornano ancora una volta sospese. E dietro i numeri del decreto resta soprattutto la sensazione di un’occasione mancata: milioni di euro disponibili per restituire spazi verdi, costa e aree degradate alla città che adesso rischiano di trasformarsi nell’ennesimo capitolo della lunga storia delle opere incompiute palermitane.

«La Sicilia — dice Adriano Varrica, deputato del M5S all’Ars — si conferma il bersaglio preferito del governo Meloni con il paradosso che le amministrazioni penalizzate sono quasi tutte di centrodestra. Questo dimostra plasticamente che non c’è stata la capacità di avere un’interlocuzione proficua neanche all’interno dello stesso schieramento. La differenza tra chi porta le risorse, il governo guidato da Giuseppe Conte, e chi le toglie, il governo Meloni e il centrodestra, è abissale».