Odissea siciliana: il grande mito di Omero tra Favignana, Levanzo e Marettimo
03/08/2026
Il dibattito sulla reale geografia del mito omerico continua ad arricchirsi di dettagli e sfumature grazie a un articolo firmato da Giacomo Pilati per La Repubblica, che esplora la suggestiva rotta siciliana dell'Odissea sullo sfondo dello straordinario panorama delle Egadi, dominato dal blu di Favignana, dalla rocca di Santa Caterina e dal profilo lontano di Erice e Trapani.
La teoria che sposta il poema in Sicilia nasce dall'intuito dello scrittore vittoriano Samuel Butler. Studiando le mappe al British Museum e conducendo numerosi sopralluoghi a Trapani a partire dal 1892, Butler formulò due tesi rivoluzionarie, poi pubblicate nel 1897 ne L'Autrice dell'Odissea. La prima riguardava l'identità dell'autore: secondo lo scrittore inglese il poema era stato composto da una donna, data la spiccata empatia verso i personaggi femminili e una scarsa conoscenza tecnica del mondo marinaro. La seconda tesi riguardava la topografia: Trapani era in realtà Scheria, il regno dei Feaci, dove la misteriosa autrice si sarebbe ritratta proiettando il proprio spirito di indipendenza nella figura di Nausicaa, figlia del re Alcinoo. Nella mappa di Butler, Marettimo rappresentava la vera Itaca, Favignana l’isola delle Capre e Levanzo l’isola del bestiame.
A questo riguardo, come suggerisce lo studioso Michele Di Marco, per approfondire un argomento tanto curioso quanto affascinante, la letteratura scientifica offre un punto di riferimento fondamentale e documentato: l'ormai rara ed esaustiva opera letteraria, scritta in forma di saggio, del compianto professor Renato Lo Schiavo, dal titolo "La teoria dell'origine siciliana dell'Odissea: il cieco, la giovinetta ed il malconsiglio" (Palermo, edizioni ISSPE, 2003, 353 pagine). In questo volume monumentale, Lo Schiavo analizza criticamente e con rigore accademico le intuizioni butleriane, ricostruendo i passaggi filologici, storici e geografici che collegano l'epica omerica al territorio trapanese, offrendo una solida base documentale a chiunque voglia esplorare l'ipotesi della paternità (o maternità ) siciliana del testo.
Il fascino di questa rotta non si è mai spento. Oggi, mentre l'attenzione sul mito è amplificata dal dibattito intorno all'Odissea cinematografica di Christopher Nolan, la studiosa Girolama Sansone ha introdotto una significativa revisione a queste rotte storiche nel suo saggio I viaggi di Ulisse e le isole Egadi. Se da un lato Sansone conferma l'identificazione di Favignana con l'Isola delle Capre – supportata dall'antico nome greco Aegusa e da una descrizione omerica del porto che coincide perfettamente per la presenza di una sola montagna, del bestiame e di una spiaggia di sabbia –, dall'altro corregge radicalmente la posizione dell'antro del Ciclope.
Mentre Butler collocava la caverna di Polifemo a Pizzolungo, alle pendici di Erice, Sansone la sposta a Levanzo, nella Grotta del Genovese. Questa localizzazione risolve un'incongruenza geografica: solo da Favignana, infatti, Ulisse avrebbe potuto scorgere i fumi sollevarsi dalla terra dei Ciclopi, escludendo il sito di Pizzolungo che si trova a nove miglia nautiche di distanza. La Grotta del Genovese, ricca di raffigurazioni preistoriche riferibili a idoli e divinità , rispecchia fedelmente l'anfratto descritto da Omero: un grande antro nascosto da una piccola apertura, facile da ostruire con un solo masso. Anche il faraglione di Levanzo trova così una spiegazione mitologica, corrispondendo al gigantesco masso lanciato da Polifemo contro la nave di Ulisse, la cui onda d'urto fu talmente potente da spingere rapidamente l'imbarcazione verso Favignana, dove attendeva il resto della flotta.
L'articolo di Pilati si chiude rievocando i momenti successivi all'impresa, con il vano sacrificio del montone più grande a Zeus sul bagnasciuga di Favignana e la successiva partenza verso l'Isola di Eolo. Anche su quest'ultima tappa le interpretazioni continuano a dividersi: se per Omero si trattava delle Eolie e per Butler di Ustica, la nuova tesi di Girolama Sansone identifica l'isola del dio dei venti proprio con Marettimo, chiudendo il cerchio di un'Odissea interamente racchiusa nello scrigno delle Egadi.
Vincenzo Tumminello
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