Rinviare apertura delle scuole? Quando la tutela del clima rischia di diventare un privilegio di categoria

La proposta giunta dai sindacati della scuola alla Regione Sicilia di posticipare l’inizio delle lezioni a causa del forte caldo poggia su un dato reale: le strutture scolastiche italiane, prive di impianti di climatizzazione, rischiano di trasformarsi in vere e proprie serre dove il benessere di studenti e docenti viene messo a dura prova. Tuttavia è bene ricordare che mentre il mondo dell'istruzione discute se rientrare in classe la prima o la terza settimana di settembre, esistono categorie di lavoratori per le quali il concetto di posticipare o di mettersi al riparo dal caldo semplicemente non esiste. Basta pensare a chi opera quotidianamente all'interno dei forni di panificio con temperature ambientali che superano costantemente i quarantacinque gradi, oppure chi lavora nell'edilizia, nei cantieri stradali e soprattutto sui tetti, a diretto contatto con il sole e senza alcuna possibilità di ombra. Per questi mestieri fortemente usuranti, così come per chi lavora nell'agricoltura o nella movimentazione merci, il caldo non è un'emergenza di due settimane a fine estate, ma una condizione strutturale del lavoro quotidiano.

Proporre, in maniera martellante, di fermare la scuola senza contestualmente porre al centro del dibattito pubblico le tutele per chi svolge lavori gravosi crea una sgradevole percezione di disparità tra categorie. Per questo la politica e le parti sociali dovrebbero avviare una riflessione globale sul fattore climatico come rischio per la salute di tutti, equiparando l’insegnante al muratore sull'impalcatura o al panettiere davanti al forno. 

La risposta necessaria è allora l'adeguamento delle infrastrutture scolastiche unito al rafforzamento delle tutele e dei turni di riposo per chi svolge i lavori più usuranti, superando una volta per tutte la logica dell'emergenza stagionale e, soprattutto, della gerarchia dei lavori perché il professore e gli studenti bevono il latte delle pecore che accudisce il pastore, abitano in case costruite con la fatica da muratori e riempiono di libri borse costruite da artigiani.

Vincenzo Tumminello