A Palermo cresce la protesta studentesca: nuove occupazioni e assemblee negli istituti

Si allarga la mobilitazione nelle scuole del capoluogo siciliano. Gli studenti contestano le politiche sull’istruzione, la carenza di risorse e la riduzione degli spazi di confronto. Diverse le forme di protesta adottate, mentre si avvicina il corteo del 30 ottobre.

Non si arresta l’ondata di proteste che da oltre una settimana attraversa il mondo della scuola palermitana. Il movimento studentesco continua a coinvolgere nuovi istituti, alternando occupazioni, assemblee permanenti, autogestioni e manifestazioni. Una mobilitazione che, partita da alcune realtà scolastiche del capoluogo, ha progressivamente assunto dimensioni più ampie, portando al centro del dibattito le condizioni dell'istruzione pubblica e le scelte del governo in materia scolastica.

L'elenco degli istituti coinvolti continua ad allungarsi. Dopo l’Istituto Marco Polo, anche il Benedetto Croce ha aderito alla protesta attraverso una occupazione “bianca”. 

La contestazione nei giorni scorsi ha ineressato anche il liceo scientifico Galileo Galilei e l'istituto Pio La Torre, dove gli studenti hanno deciso di interrompere le normali attività didattiche. Identica situazione all'istituto tecnico per il turismo, dove le lezioni sono state sospese per iniziativa degli studenti, che hanno esposto striscioni dalle finestre dell'edificio scolastico. 

Sono tutti segnali di una mobilitazione che continua a trovare nuove adesioni e che si sviluppa con modalità differenti a seconda delle decisioni assunte dalle singole comunità studentesche.

Al liceo classico Giovanni Meli, il 27 ottobre è stata proclamata l'assemblea permanente, accompagnata dall'annuncio di una successiva occupazione. 

Nei giorni precedenti, analoghe forme di contestazione avevano interessato il liceo classico Umberto I, in via Filippo Parlatore, e il Vittorio Emanuele II, dove l'occupazione è stata successivamente interrotta. Anche all'Einaudi Pareto si prospetta l'avvio di una mobilitazione, mentre nei licei Einstein, Garibaldi e Cannizzaro gli studenti hanno scelto di riunirsi in assemblea.

Un percorso diverso è stato intrapreso dal Regina Margherita e dall'istituto Mario Rutelli, dove le iniziative si svolgono attraverso l'autogestione. Pur senza ricorrere all'occupazione degli edifici, gli studenti intendono partecipare al confronto sulle problematiche che interessano il mondo scolastico.

Non tutte le iniziative, tuttavia, hanno avuto lo stesso sviluppo. All'istituto Ettore Majorana, un tentativo di occupazione si è concluso nel giro di poche ore, dopo l'intervento della Digos. Al liceo artistico Catalano, invece, gli studenti hanno preferito manifestare all'esterno dell'edificio, organizzando un presidio davanti ai cancelli.

La mobilitazione ha superato anche i confini cittadini, raggiungendo Termini Imerese, dove la Consulta giovanile ha promosso un'iniziativa di protesta. Un'estensione territoriale che testimonia come il confronto sulle condizioni della scuola stia interessando anche altre realtà della provincia.

Le ragioni della protesta riguardano tanto le condizioni degli istituti quanto gli indirizzi della politica nazionale. 

Tra le principali criticità segnalate figurano l'insufficienza dei finanziamenti destinati alla scuola pubblica, la riduzione del personale, l'organizzazione delle attività di educazione civica e la scarsità di occasioni dedicate all'approfondimento dei temi di attualità.

A queste rivendicazioni si aggiunge la contrarietà ad alcune iniziative legislative associate al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. 

Gli studenti denunciano inoltre quella che considerano una progressiva limitazione degli spazi di espressione del dissenso, rivendicando il diritto a una partecipazione più attiva alla vita scolastica e al dibattito pubblico.

L'attenzione è ora rivolta a venerdì 30 ottobre, data per la quale è stata annunciata una manifestazione studentesca. La partecipazione al corteo, però, non trova una posizione condivisa tra tutti gli istituti coinvolti. Una parte degli studenti impegnati nelle occupazioni ha infatti manifestato l'intenzione di non aderire all'iniziativa, preferendo di proseguire la contestazione all'interno delle proprie scuole.

Il panorama delle mobilitazioni rimane dunque articolato, con strategie differenti ma rivendicazioni in larga parte comuni. Intanto, a Palermo, il numero degli istituti interessati dalle proteste continua ad aumentare, mentre resta aperto il confronto sulle sulle prossime iniziative del movimento studentesco.