Addio al maestro dell'erotismo cinematografico Tinto Brass

Si è spento, questa mattina 4 novembre, all'età di 93 anni il celebre regista veneziano Tinto Brass, figura chiave della cinematografia italiana e pioniere di un racconto visivo spregiudicato, vitale e privo di inibizioni.

Nato nel capoluogo veneto nel 1933 in una famiglia borghese, scoprì ben presto un'ossessiva devozione per il cinema che lo portò a Parigi negli anni della Nouvelle Vague, dove lavorò come archivista alla Cinémathèque Française e collaborò con grandi nomi come Joris Ivens e Roberto Rossellini. 

I suoi esordi dietro la macchina da presa furono contrassegnati da una marcata vena sperimentale, politica e anticonformista, con opere come Ça ira e Chi lavora è perduto, seguiti da esplorazioni nei generi più diversi tra cui la satira de Il disco volante con Alberto Sordi, lo spaghetti western atipico Yankee e la ricerca visiva di Col cuore in gola. 

Con l'avanzare degli anni Settanta la sua produzione virò con sempre maggiore forza verso la trasgressione, trovando il primo grande successo commerciale in Salon Kitty per poi affrontare la complessa e tormentata lavorazione del kolossal storico-erotico Io, Caligola.

Fu nei primi anni Ottanta, con il travolgente successo de La chiave con Stefania Sandrelli, che l'autore consacrò la sua vera filosofia dell'eros: per Brass il sesso non doveva essere una metafora né una vergogna da nascondere, ma la forma più alta di libertà e godimento, una spinta vitale schietta e senza ipocrisie. Al centro di questo suo manifesto visivo c'è sempre stata un’autentica adorazione per il corpo femminile e in particolare per i sederi delle donne, eletti a simbolo assoluto di sincerità ed estetica. Tra le sue esternazioni più famose amava ripetere che il culo è lo specchio dell'anima, che ognuno è il culo che ha e che mostrandomi il tuo culo ti dirò chi sei, sostenendo apertamente che sul piano etico le natiche siano molto più oneste della faccia perché non portano maschere e non possono ingannare.

Per il regista godere apertamente della sessualità avrebbe dovuto essere un dovere per chiunque, rivendicando con orgoglio la differenza tra l'erotismo d'autore che regala vere emozioni e la freddezza della pornografia. 

Pellicole celeberrime come Miranda, Capriccio, Paprika e Così fan tutte lanciarono così nuove icone di sensualità, esaltando una bellezza femminile burrosa, giunonica, dalle natiche giunoniche e rotonde, affrancata dai rigidi canoni e dal perbenismo borghese e cattolico.

Con la sua scomparsa il panorama culturale perde uno degli ultimi grandi provocatori e visionari del cinema italiano. 

Vincenzo Tumminello