HPV, Sicilia e Palermo ancora lontane dagli obiettivi vaccinali contro il papilloma virus

La Sicilia continua a registrare una delle coperture vaccinali anti‑HPV più basse d’Italia. Secondo i dati aggiornati al 2 ottobre 2026, la regione si ferma al 43,3%, ben lontana dal target del 95% previsto dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale. A Palermo la situazione è ancora più critica: l’ASP registra una copertura del 41,2%, con 5.338 vaccinati su 12.965 assistiti eleggibili, un valore inferiore alla media regionale e tra i più bassi in Sicilia.

Il dato conferma, però, un lento e costante miglioramento: dal 2022 al 2026 la copertura regionale è cresciuta di 9,8 punti percentuali, passando dal 33,48% al 43,28%. Un progresso importante, ma ancora insufficiente. Per raggiungere il target del 95%, infatti, la sola Palermo dovrebbe effettuare quasi 7 mila vaccinazioni aggiuntive.

Questi numeri sono stati al centro del corso nazionale “Colposcopia nel terzo millennio”, che si è svolto venerdì 9 ottobre alla Casa di Cura Triolo Zancla riunendo una faculty di esperti provenienti da Genova, Milano, Roma e Palermo. Durante il convegno, accreditato Ecm e organizzato da Omnia Congress con il patrocinio della Società italiana di colposcopia e patologia cervico‑vaginale (Sicpcv), sono state presentate le priorità operative per Palermo, che puntano a trasformare ogni accesso clinico in un’occasione di prevenzione:

Gli specialisti hanno spiegato che il primo passo consiste nel disporre di un’anagrafe vaccinale aggiornata, capace di individuare con precisione chi non è ancora vaccinato. A questo deve affiancarsi un sistema di inviti e solleciti mirati, che permetta di contattare direttamente le persone e accompagnarle verso la vaccinazione con percorsi semplici e tracciati.

Un ruolo decisivo è affidato ai punti clinici che intercettano più spesso il virus — colposcopia, ginecologia, urologia e medicina generale — dove ogni visita può diventare un momento per verificare lo stato vaccinale, informare la paziente o la coppia e indirizzarla ai servizi dedicati. Per monitorare i progressi, gli esperti hanno infine sottolineato l’importanza di una dashboard territoriale essenziale, basata su pochi indicatori chiave, che consenta di misurare mese per mese l’andamento delle coperture e l’efficacia delle azioni intraprese.

«Gli ambulatori di colposcopia – ha aggiunto Perino – hanno un alto valore educativo. Ogni contatto clinico deve diventare un’occasione per la formazione dei medici, per verificare lo stato vaccinale e informare i pazienti, facendo divulgazione. Solo così Palermo potrà recuperare il divario».