Il ricordo di Luigi Maria Burruano: gigante del cinema, del teatro dialettale e della cultura popolare

Il 10 settembre 2017 la città di Palermo e il cinema italiano dicevano addio all’attore Luigi Maria Burruano. Scomparso all'età di 68 anni nella sua abitazione dello storico quartiere dell'Albergheria, non è stato un semplice attore, ma un’autentica manifestazione dell'anima palermitana. 

Nato nel capoluogo siciliano il 20 ottobre 1948, Burruano trova nel teatro dialettale la sua vera palestra di vita e di arte. Negli anni Settanta muove i primi passi nel cabaret e nella drammaturgia popolare, arrivando a fondare il Teatro Teatrum, un punto di riferimento fondamentale per la scena culturale palermitana.

Con il suo recitare in dialetto siciliano ha dato voce alle contraddizioni, alle ferite, all'ironia e all'orgoglio dei palermitani. È proprio attraverso questa ricerca linguistica e scenica che Burruano scopre e forma talenti come Tony Sperandeo e il compianto Giovanni Alamia.

A segnare la sua carriera sul palcoscenico ha sicuramente contribuito l'incontro e la collaborazione con il maestro Franco Scaldati, con cui condivise una lunghissima e fondamentale stagione artistica a Palermo. Come non ricordare “Manu mancusa” (del 1978), rimasta nel tempo come uno dei capisaldi della storia del teatro siciliano contemporaneo?

Burruano già in quegli anni interpretava ruoli chiave, si occupava di regia e faceva parte di quella straordinaria cerchia di attori cui apparteneva il  grandissimo Giorgio Li Bassi e l’immensa Aurora Quattrocchi.

Il grande schermo restituisce la stessa straordinaria potenza espressiva che l'attore offriva a teatro. Il pubblico nazionale lo consacra definitivamente grazie al ruolo di Luigi Impastato, il padre di Peppino, nel capolavoro I cento passi (2000), interpretazione memorabile e tormentata che gli valse la candidatura al Nastro d'Argento come miglior attore non protagonista. La sua ricchissima filmografia vanta titoli di grandissimo rilievo: recita in L'uomo delle stelle (1995) e successivamente in Baarìa (2009); lavora nel duro affresco sociale di Ragazzi fuori (1990) e in Nel continente nero (1992); appare in La discesa di Aclà a Floristella (1992), Le buttane (1994) e nell'intenso thriller La scorta (1993).

Negli anni Duemila espande ulteriormente il suo raggio d'azione tra cinema d'autore e commedia, recitando in Nati stanchi (2002), Ginostra (2002), Liberi (2003) — che gli porta una seconda candidatura ai Nastri d'Argento —, Il ritorno di Cagliostro (2003), Quo Vadis (2005) e Qualunquemente (2011).

Sul piccolo schermo diventa un volto familiare e di straordinario spessore in grandi produzioni come La piovra 8 e 9, Il commissario Montalbano, Paolo Borsellino, L'onore e il rispetto e la miniserie Boris Giuliano - Un poliziotto a Palermo (2016).

Impossibile non ricordare Luigi Maria Burruano a nove anni dalla sua scomparsa  (eppure in pochi l’abbiamo fatto) perché significa rendere omaggio a un interprete di immensa statura artistica, un maestro che ha seriamente contribuito a dare carattere di universalità alla lingua e alla cultura popolare siciliana.

Vincenzo Tumminello