La protesta degli “gnuri” e la metamorfosi di una Palermo trasformata in parco giochi per crocieristi

La recente protesta dei cocchieri palermitani (gnuri) davanti al Teatro Massimo e a Palazzo Palagonia riporta a galla lo scontro tra tutela del benessere animale e la necessità lavorative dei lavoratori del settore. 

La contestazione nasce dall'entrata in vigore delle nuove disposizioni comunali che impongono lo stop alle carrozze trainate da cavalli tra le ore dodici e le sedici fino al trenta settembre, con la possibilità di blocchi totali nelle giornate di caldo più intenso. 

Gli “gnuri” lamentano l'impatto economico di queste restrizioni, ma manifestano al contempo un'apertura verso il passaggio definitivo ai mezzi elettrici purché vi siano tempi certi e garanzie concrete. 

Il sindaco Roberto Lagalla ha mostrato uno spiraglio di dialogo, riconoscendo alcune delle ragioni della categoria ma ribadendo la priorità della protezione degli animali e la necessità di accompagnare la transizione verso la mobilità sostenibile.

Al di là della vertenza sindacale, questa vicenda richiama al problema autentico: il processo di turistificazione che ha travolto il centro storico di Palermo negli ultimi anni. Il tessuto urbano, una volta animato da botteghe artigiane e negozi storici capaci di raccontare la vera identità culturale della città, è stato progressivamente cancellato per fare spazio a una grande vetrina di street food a cielo aperto e a un proliferare di souvenir.

In questo contesto, il turismo mordi e fuggi alimentato dalle grandi navi da crociera riduce l'esperienza urbana a una fruizione superficiale e frettolosa, illudendo i visitatori di poter comprendere un'anima complessa e stratificata come quella palermitana attraverso un breve giro in carrozza o dall'alto di un autobus panoramico. 

L'immagine del cavallo costretto a trainare i turisti tra la calura e il traffico diventa così il simbolo perfetto di un modello di accoglienza obsoleto, che svuota la città della sua memoria autentica per trasformarla in un parco a tema ad uso e consumo veloce ed estemporaneo.

Sarebbe, però, assolutamente ingiusto criminalizzare chi le carrozze le guida da generazioni. Gli “gnuri” rappresentano le vittime collaterali di una retorica dello sviluppo turistico a tutti i costi, spinti dalle stesse istituzioni a investire in un settore di cui oggi si ridisegnano improvvisamente le regole. Dietro ogni licenza ci sono famiglie, storie di mestieri tramandati di padre in figlio e maestranze che hanno riposto il proprio futuro nella promessa di una città a vocazione turistica. La tutela del benessere animale e il rinnovamento urbano non possono prescindere da una profonda responsabilità sociale: salvare il decoro e gli animali senza garantire la tenuta economica di questi lavoratori e dei loro figli significherebbe scaricare il prezzo del cambiamento interamente sull'anello più debole della catena.

Vincenzo Tumminello