Il tour spaziale di Caparezza sbarcherà a Palermo l’8 agosto

Inizierà fra pochi giorni il nuovo tour del cantautore Michele Salvemini, in arte Caparezza. A ben quattro anni dalla precedente tournée, con cui lanciò l’album Exuvia, il rapper pugliese torna ad attraversare lo Stivale, a pochi mesi dalla pubblicazione del suo ultimo album in studio, Orbit Orbit, uscito il 31 ottobre 2025. Il percorso comincerà il 20 giugno da Sordevolo, nel biellese, e si concluderà il 5 settembre 2026 a Caserta. Sono ventitré le tappe in programma, due delle quali in Sicilia: il 7 agosto a Catania, l’indomani a Palermo. Con quello recentemente pubblicato sono nove gli album in studio realizzati dall’artista pugliese, cui vanno aggiunti due album live e due raccolte. Fra i rapper italiani di maggior successo, Caparezza si è distinto negli anni per l’originalità, per la grande abilità di paroliere, per la satira e la denuncia sociale che spesso caratterizzano le sue canzoni. Una denuncia impietosa, come nel caso di Vieni a ballare in Puglia o di Goodbye Malinconia, fra i suoi brani più noti, nei quali l’artista mette a nudo le fragilità e i mali della sua regione, la Puglia per l’appunto, e dell’Italia in generale attribuendoli in primo luogo a elite affaristiche prive di scrupoli e a un ceto politico che ha tutt’altro obiettivo che il benessere collettivo, ferme restando le responsabilità dei singoli, comodamente adagiati al conformismo e al dogmatismo, pronti a seguire il pastore più che a esercitare il pensiero critico (“pletora di uomini pecora… privi di identità” li definisce ne Il dito medio di Galileo). Proprio contro la mala politica il cantautore è insorto in pezzi celebri come Legalize the premier o Non siete Stato voi, rivolti innanzitutto contro quel Berlusconi che ha avuto un ruolo di primo piano nella politica italiana degli ultimi decenni, mettendo nel contempo in risalto il ruolo manipolatorio svolto dai mass media, e della tv in particolare, nei confronti delle “prede incollate alle tele” (verso tratto da Gli insetti del podere). Allo stesso tempo ha denunciato il diffondersi del razzismo nel Paese (Nessuna razza è fra i suoi pezzi più apprezzati) beffeggiando ferocemente le forze politiche che a fini elettoralistici se ne sono rese responsabili (esilarante, in questo senso, il brano Inno verdano). Né la sua satira graffiante ha risparmiato le opposizioni e le forze “progressiste” (“col carisma di Ciccio di Nonna Papera non convinci gli scettici" canta ne La ghigliottina) col loro vano agitarsi che non impensierisce il potere (“il re” che continua a grattarsi “gli zebedei”) e i masanielli coi loro “no qualcosa day” e le loro “rivoluzioni” sempre organiche allo status quo. I suoi strali non hanno risparmiato nemmeno le religioni e le chiese, oggetto di critiche spietate in brani come Il dito medio di Galileo, Sono il tuo sogno eretico, Confusianesimo. Insomma, un artista al quale non si può certo addebitare carenza di coraggio e che, come si suol dire, non le ha mai mandate a dire. Più in generale, Caparezza ha cantato la superficialità dilagante, il sentirsi estranei in un mondo dominato dal denaro, la necessità – quasi pascaliana - di uscire fuori dal tunnel della routine e del vuoto “divertimento”, l’aspirazione al superamento “del concetto stesso di superamento”, cioè della futilità del consumismo e del conformismo imperanti che ci spingono a un movimento solo apparente, concetti magistralmente espressi in uno dei suoi brani di maggior successo, Ti fa stare bene, in cui il coro dei bambini esprime di per sé l’esigenza di forzare le maglie dell’artificio in direzione della purezza creativa e dell’innocenza ludica. L’artista pugliese ha nuotato sempre controcorrente, prendendo paradossalmente le distanze persino da un mondo della musica che riflette le contraddizioni del sistema: in Chi se ne frega della musica, infatti, si è smarcato dall’opportunismo dei cantanti che si adattano alle logiche dominanti, si è svincolato dalla dipendenza dalla critica, dalla ricerca del consenso a ogni costo e persino da quei fans assetati di miti, mentre lui rifiuta risolutamente il ruolo di star e di profeta dichiarando apertamente: Jodellavitanonhocapitouncazzo (ammissione che dà il titolo a un altro brano molto coinvolgente). Nelle canzoni del rapper, oltre a frequenti citazioni dotte e riferimenti a eventi storico-politici, sono presenti riflessioni di natura autobiografica, al punto che l’autore arriva a mettersi a nudo, come avviene nel brano Larsen, inserito nell’album Prisoner 709 pubblicato nel 2017, in cui emerge prepotentemente la sofferenza di un artista impegnato da tempo in una lotta snervante contro l’acufene, un nemico che rischia di frenarne e arrestarne l’ispirazione artistica e la carriera. Per fortuna, comunque, Michele Salvemini ha trovato la forza di reagire e con la pubblicazione del suo ultimo lavoro musicale, Orbit Orbit, pubblicato contemporaneamente a un fumetto omonimo da lui realizzato ed edito da Sergio Bonelli editore, ha portato a termine un progetto che costituisce una trilogia di concept album cominciata con Prisoner 709 ed Exuvia. Se i due predecessori vertono, rispettivamente, sulla prigionia e sulla fuga, in Orbit Orbit il fil rouge è la liberazione, che coincide con l’immaginazione, concepita da Caparezza come l’unica libertà autentica di cui disponiamo. Il concerto palermitano si terrà sabato 8 agosto alle ore 21 presso il Velodromo Paolo Borsellino. La scaletta prevede l’esecuzione dei brani inclusi nel disco più recente ma anche una selezione dei migliori pezzi del ricco repertorio del cantautore. Nonostante manchino ancora quasi due mesi all’evento, sono disponibili gli ultimi posti e soltanto nel settore tribuna scoperta non numerata, a conferma di quanto l’evento sia atteso dal pubblico palermitano. È tutto pronto per andare in orbita con Caparezza e condividerne il percorso di liberazione. Partecipare al concerto certamente… ti farà stare bene. Mauro Buccheri