Palermo, la movida blindata e la metamorfosi del centro storico

Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha firmato un’ordinanza che per trenta giorni impone restrizioni sulla vendita e sul consumo di alcolici. Una decisione lampo, nata dai tavoli tecnici con la VI Commissione Consiliare e le associazioni di categoria, per tentare di arginare l’escalation di violenza che ha recentemente insanguinato i luoghi della movida. I dettagli del provvedimento parlano di divieto assoluto di vendita per asporto di bevande alcoliche dalle ore 1:00 alle 7:00; dei mini-market alimentari che dovranno chiudere dalle 22:00 alle 7:00, con un’anticipazione drastica alle ore 20:00 nel tratto “caldissimo” di via Maqueda compreso tra Piazza Villena (i Quattro Canti) e Piazza Giulio Cesare; del divieto di consumo di alcool nei luoghi pubblici dalle 1:00 alle 7:00, a meno che non ci si trovi seduti nei tavoli dei locali autorizzati. C’è da sperare che questa sperimentazione mensile sia solo il punto di partenza per una riflessione ben più ampia perché il vero problema di Palermo, forse, non è l’alcol. La preoccupazione di molti cittadini è che si stia tentando di curare i sintomi ignorando la malattia: tentare di limitare il consumo di alcool equivale a nascondere la polvere sotto il tappeto, quasi come se tutti i mali della città fossero racchiusi dentro i bicchieri di birra atturrunata. La realtà è che il cuore antico di Palermo ha subito la metamorfosi kafkiana dello scarafaggio. È stato letteralmente abbandonato a una turistificazione selvaggia, sacrificato sull’altare dello street food a ogni angolo e del merchandising di basso profilo per visitatori mordi e fuggi. Dov’è finita l’essenza del centro storico di Palermo? Dove sono l’artigianato vibrante, gli antichi mestieri e quel popolo palermitano che un tempo pullulava tra i vicoli e dava vita ai quartieri? Siamo così nostalgici che quasi quasi ci manca il vicolo Marotta… Oggi quel tessuto sociale è stato sfrattato. Al suo posto, un deserto d’identità fatto di palazzi trasformati in b&b, case vacanze e affitti brevi. Il centro storico è diventato un grande parco giochi per turisti di uno o pochi giorni e un campo di battaglia senza anima di notte. La movida violenta è lo specchio di un fallimento sociale più profondo. È il risultato del controllo mancato sulle periferie, della totale assenza di prospettive per i ragazzi che le popolano, del malessere socio-economico degli immigrati e della loro effettiva integrazione. Giovani palermitani frustrati e deviati, isolati nei loro quartieri-ghetto, nel fine settimana scendono in centro carichi di rabbia repressa. Scendono per dimostrare la propria esistenza, per prendersi uno spazio, e purtroppo lo fanno nell’unico modo che è stato loro insegnato o che hanno visto: la violenza. Dietro le risse e le tragedie del centro storico non c’è solo un tasso alcolemico elevato. C’è il peso di una storia di mafia e criminalità organizzata che non si è mai voluto risolvere alla radice e oggi la città e i cittadini dabbene, ancora una volta, ne pagano il conto salato e amaro. Vincenzo Tumminello